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Puglia: sciolta tra i fischi l’assemblea del Partito Democratico

partito_democraticoL’assemblea regionale del Partito Democratico pugliese che ieri avrebbe dovuto decidere se investire come candidato per le prossime elezioni regionali il sindaco di Bari Michele Emiliano, è stata sciolta dal segretario Sergio Blasi, poiché sono venute meno “le condizioni di agibilità per iniziare serenamente la riunione”.

Fin dalle prime ore del pomeriggio, infatti, fuori dall’Hotel Excelsior, dove era prevista l’assise del partito, si era radunati diverse centinaia di sostenitori di Nichi Vendola, appartenenti anche a SLE e alla Federazione della Sinistra che sosterranno il governatore uscente, che intendevano esprimere il proprio dissenso verso l’intenzione, esternata nei giorni scorsi dal gruppo dirigente della “mozione Bersani” eletto con le primarie del 25 ottobre, di appoggiare Michele Emiliano, stringendo un patto di alleanza con l’Udc e la fascista Poli Bortone.

“Un organismo dirigente di partito – ha denunciato Maurizio Migliavacca, che doveva presiedere l’assemblea – è stato invaso da manifestanti”. “Il presidente (Vendola, ndr) ritiri le sue truppe – ha aggiunto Michele Emiliano – e consenta a noi di decidere secondo le nostre regole. La premeditata occupazione dell’aula ove doveva svolgersi l’assemblea regionale del Pd è il segno della prepotenza di una minoranza politica che ha voluto impedire un dibattito”.
Nel corso della giornata, infatti, rumorose contestazioni sono nate anche all’interno dell’Excelsior, dove un nutrito gruppo di autoconvocati appartenenti al Partito Democratico ha, di fatto, impedito lo svolgersi dell’assemblea.

Ma non è stata solo la manifestazione dei “vendoliani” a far saltare l’assemblea; ieri notte, infatti, Emiliano aveva inviato ai suoi compagni di partito un sms per spiegare che avrebbe accettato l’investitura del Pd, data per certa, solo se fosse arrivata con l’appoggio minimo dell’80% del partito.
Una maggioranza “bulgara” che, già ieri mattina, ha cominciato a sgretolarsi di fronte ai dubbi sorti anche fra alcuni esponenti della mozione Bersani.

“La cosa sconvolgente è che noi non abbiamo occupato niente. – denunciano i manifestanti attraverso Facebook – Hanno fatto tutto loro […] La sala non era occupata! […] Sono balle. L’assemblea se la sono annullata perché si sareb­bero spaccati. Avreste dovuto vederli…”.

Proprio sulle pagine del social network, nelle ultime ore, si sono moltiplicate, fra i militanti del Partito Democratico, le richieste di dimissioni del segretario regionale Sergio Blasi.

L’assemblea, in ogni modo, è solo rinviata, anche se i dirigenti del partito hanno preannunciato che non renderanno pubblica la data della prossima assise. Rimane, quindi, l’intenzione della maggioranza del Pd di candidare Michele Emiliano. Anche perché l’integerrima Italia dei Valori, al momento unico partito alleato su scala nazionale con i democratici, ha fatto sapere di essere pronta a sostenere con convinzione la candidatura di Emiliano; e chissene importa se si deve andare a braccetto con l’Udc e con i fascisti del Movimento Io Sud.

Gongola, quindi, il centrodestra che, nonostante la candidatura “debole” del poco conosciuto Stefano Dambruoso, sembra sempre più vicino alla vittoria.
Cinque anni fa solo una lunga campagna elettorale costruita giorno dopo giorno sui territori da Rifondazione Comunista e dai comitati permisero a Vendola di vincere, mentre oggi il centrosinistra, a meno di tre mesi dal voto, è ancora alle prese con una micidiale guerra fratricida.

Mattia Nesti