76 giornalisti uccisi, la libertà di stampa presa a calci nel 2009

Il 2009 è un anno poco felice per il giornalismo, la libertà di stampa e di opinione. Sono 76 i giornalisti morti quest anno. Il bilancio dell’anno appena passato, stilato da Reporters sans frontieres, riporta numeri impressionanti. Oltre ai morti, 33 sono stati rapiti, 573 arrestati, 1.456 hanno subito un’aggressione, 570 sono stati i media censurati, 157 i giornalisti fuggiti dal loro Paese. Ma da quest anno è stato preso d’assalto in maniera enorme anche il web: 1 blogger morto in prigione, 151 blogger arrestati, 61 blogger aggrediti, 60 Paesi colpiti dalla censura di Internet.

Come sottolinea Rsf, il 2009 è stato caratterizzato da due eventi molto gravi. Nelle Filippine, a sud, è stato compiuto, in un solo giorno, un eccidio di 30 giornalisti professionisti, da parte della milizia privata di un governatore. L’altro grave evento è accaduto in Iran, alla rielezione del Presidente Ahmadinejad. Centinaia di giornalisti sono stati condannati o arrestati.  Come al solito,  le cause di violenza contro la libera stampa sono guerre e motivi politici. I dati che riguardano il web inoltre, sono preoccupanti e non si sono mai registrate cifre del genere. 151 sono i casi di bloggers e utenti del web imprigionati per aver espresso le proprie idee su internet.

La metà dei giornalisti morti, si rintraccia nel continente asiatico, ma questo vuol dire che ci sono state vittime anche nei continenti sviluppati (e si presuppone liberi). Aumentate a dismisura le minacce e le intimidazioni. Anche la progredita America ha i suoi scheletri nell’armadio da questo punto di vista. Oltre 500 sono stati i media censurati quest anno e il numero di giornalisti in prigione in tutto il mondo, attualmente non è mai stato alto dal 1990. Sono ben 168. Ecco gli stati che più hanno represso la libera opinione in rete: Iran, Cina, Tunisia, Thailandia, Arabia Saudita, Vietnam e Uzbekistan, ma non crediate che i paesi democratici siano esenti da trattamenti repressivi.Aumentato a dismisura anche il numero di giornalisti che, per vivere, sono stati costretti all’esilio. Sono 157 al giorno d’oggi e la maggior parte di loro proviene da Iran, Sri Lanka, Afghanistan, Pakistan, Messico, Colombia ed Etiopia.

Buon anno e buona fortuna dunque, a tutti coloro che ogni giorno si battono semplicemente per fare il loro mestiere. Perchè fare il giornalista oggi è più difficile, ma è un lavoro che permette di esprimere libertà, di raccontare storie, di divulgare informazioni. Invece di autorealizzarsi in tal modo, queste persone subiscono angherie, si vedono rendere la vità più difficile, in alcuni casi devono scegliere se scappare dal proprio paese o morire. E questo solo per fare il loro mestiere.

Giuseppe Greco