Craxi: oggi gli spetta risalire agli onori della cronaca e della politica? Ecco i perché del no

Craxi si, Craxi no. Si avvicina il decennale della morte di Bettino Craxi, che avvenne ad Hammamet il 19 Gennaio del 2000, e già si scaldano gli animi degli ex socialisti e degli oppositori dell’ex leader socialista che son divisi sulle iniziative atte a rendere omaggio alla figura del politico milanese: si parla di strade o parchi nominati in suo ricordo e di celebrazioni al Quirinale in suo onore.

I suoi sostenitori quando ricordano le gesta del loro grande Bettino si dimenticano di citare qualche particolare, tutt’altro che trascurabile, che caratterizzò la sua vita pubblica. Come le condanne con sentenze passate in giudicato per corruzione a 5 anni e 6 mesi nel processo Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese; fu anche imputato in processi (alcuni arrivati in secondo o in terzo grado di giudizio), che son estinti a causa del decesso dell’ex segretario del Psi. Fu infatti condannato in primo grado a 4 anni e gli fu inflitta una multa di 20 miliardi di Lire per il caso All Iberian ( in cui è coinvolto anche Silvio Berlusconi), pena prescritta successivamente in appello; a 5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione in cui fu accusato di bancarotta fraudolenta e finaziamento illecito ai partiti, sentenza poi annullata dalla Cassazione; a 5 anni e 5 mesi in primo grado per corruzione nel processo sulle tangenti Enel; a 3 anni in appello bis per corruzione nel processo sulla maxi-tangente Enimont.

I più ostinati difensori della causa craxiana han persino osato giustificare tali atti criminosi con gli alti costi della democrazia e dell’amministrazione dell’apparato partitico. Tuttavia varie sentenze, non confermate in Cassazione solo per il decesso dell’imputato, han dimostrato che parte dei proventi dei reati contestatigli non era destinato al partito ma a fini personali. Craxi aveva utilizzato parte dei soldi delle tangenti (circa 50 miliardi di lire) per il finanziamento del canale televisivo Gbr di proprietà della compagna dell’epoca Ania Pieroni, per l’acquisto di immobili e per l’affitto di una casa in Costa Azzurra per il figlio.

Il suo amico d’infanzia Giorgio Tradati, sopranominato “il cuoco di Craxi”, perche’ gestiva alcuni dei ristoranti piu’ cari all’ ex leader socialista, controllava direttamente 3 conti bancari esteri di Bettino in cui erano affluite nel tempo ingenti somme di denaro di provenienza illecita. Su un conto di transito presso la Claridien Bank di Ginevra intestato alla Northern Holding S.A. erano stati accreditati numerosi versamenti illeciti erogati da imprese come Barilla, Ansaldo, Siemens, Italimpianti, Calcestruzzi, Acqua, Techint; su Constellation Financiere ricevette nel 1991-‘92 la maxitangente da 21 miliardi versata dopo la legge Mammì da Berlusconi che venne successivamente prescritto. Lo stesso Tradati  raccontò all’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, che gli fu data indicazione da Bettino di far sparire i soldi dai conti dopo l’avvio delle indagini. Così i soldi finirono sul conto di un prestanome, Raggio, che si occupò di farli sparire comperando lingotti d’oro e fuggendo in Messico con 40 miliardi in compagnia della contessa Vacca Agusta. I soldi finiscono successivamente su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama.

Daniele Vacca