Coppi: un uomo solo al comando a 50 anni dalla sua morte

C’è un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco e celeste. Il suo nome è Fausto Coppi”. Le parole del giornalista Mauro Ferretti, sono ancora forgiate indelebilmente nel cuore di milioni di italiani. E  a 50 anni dalla sua scomparsa viene celebrato oggi l’anniversario della morte di Fausto Coppi. Indiscusso campionissimo del ciclismo italiano. Le commemorazioni partiranno dal suo paese natale Castellania, dove oltre alla consueta messa in suffragio del mattino saranno poi premiati con il “Welcome Castellania” il direttore del Giro d’Italia, Angelo Zomegnan, il direttore del mensile Bicisport, Sergio Neri, e Davide Cassani, ex ciclista e commentatore di Rai Sport. La mattinata si concluderà con il ricordo di Fiorenzo Magni, Alfredo Martini e Gino Bartali, e con l’intitolazione della piazza davanti al mausoleo a Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport.  Nel pomeriggio, invece, le manifestazioni si sposteranno prima a Tortona, per la presentazione del libro “Fausto Coppi, gli anni, le strade” scritto da Gianni Rossi. Poi al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, dove è in programma un talk show condotto dal giornalista Beppe Conti.

La storia del mito Coppi nasce il 15 settembre 1919 proprio a Castellania. Figlio di Domenico e Angiolina disputa la sua prima gara nel luglio 1937 e nell’anno successivo centra la sua prima vittoria. Il 1940 poi, dopo due anni trascorsi a gareggiare da indipendente, viene promosso tra i professionisti. Ad aggiudicarsi le sue gesta è la Legnano di Bartali. Al suo esordio al Giro d’Italia sorprende tutti e dopo aver conquistato la maglia rosa sull’Abetone, sotto un diluvio torrenziale, difenderà la stessa fino all’ultima tappa di Milano. Vincendo così il suo primo Giro d’Italia a soli 21 anni. Due anni dopo al velodromo Vigorelli stabilisce il nuovo record dell’ora. E’ nata una stella. Ma la guerra incombente tarperà le ali del campionissimo sino al 1946. Anno in cui nasce il binomio vincente Coppi- Bianchi. Approdato nella nuova squadra Coppi inizia la sua scalata verso l’olimpo del ciclismo:  vince la sua prima Sanremo con una fuga epocale e 14 minuti di vantaggio sul secondo in classifica (la radio annunciando la classifica poco dopo il suo trionfo disse ”Primo classificato Coppi Fausto; in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo…”); quindi, tre tappe al Giro (vinto da Bartali), il G.P. delle Nazioni, il Circuito di Lugano; il primo dei suoi 5 giri di Lombardia (1946-47-48-49-54). Nel 1947 concede il bis: a 7 anni di distanza rivince il Giro d’Italia. Nel ’48 centra la seconda accoppiata Sanremo – Lombardia oltre a Giro dell’Emilia, Tre Valli Varesine e due Tappe al Giro d’Italia. Il ’49 è l’anno della definitiva consacrazione a livello mondiale. Centra, infatti, come mai nessuno al mondo l’accoppiata Giro- Tour nello stesso anno giungendo anche terzo al Mondiale di Copenaghen.  Il 1950 è poi per Fausto l’anno delle grandi classiche del Nord: vince infatti la Parigi – Roubaix e la Freccia Vallone. Il 1951, resta nella memoria per la scomparsa del fratello Serse, che segna Fausto nel profondo: dopo un buon Giro chiuso con due vittorie di Tappa, partecipa al Tour con la morte nel cuore. Nel 1952 Coppi, nel pieno della sua maturità atletica, riesce a ripetere la doppietta del ’49: vince tre tappe e classifica finale al Giro d’Italia; addirittura cinque Tappe e la mitica maglia gialla al Tour. Il 1953 e’ l’anno della sua quinta vittoria al Giro, ma e’ soprattutto l’anno del suo trionfo al mondiale sull’impegnativo circuito di Lugano. Nel ’57, sotto le insegne della Carpano – Coppi, ecco l’ultimo trionfo; al Trofeo Baracchi a cronometro in coppia con Baldini. Nel 1959 nasce il progetto della ”San Pellegrino”: una nuova formazione diretta da Gino Bartali, che dovrebbe avere come capitano proprio Fausto. I due grandi rivali sotto la stessa bandiera come vent’anni prima. Il destino e’ però in agguato: di ritorno da un criterium in Alto Volta, Coppi contrae una forma malarica non diagnosticata e si spegne il 2 gennaio 1960 tra il dolore, lo sgomento e l’incredulità del mondo intero.  Scriverà’ il giornalista francese Jacques Augendre: ”Questa triste morte, del tutto prematura e ingiusta. Renderà un campione, in immortale. Come dargli torto?

Paolo Piccinini