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Gaza: arriva da Il Cairo l’appello a boicottare Israele

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Nonostante la Gaza Freedom March sia stata costretta a sciogliersi, lo scorso 31 dicembre, a causa dell’atteggiamento ostile delle forze di polizia egiziane che hanno impedito agli oltre 1500 pacifisti giunti da tutte le parti del mondo di raggiungere Gaza e portare il sostegno al popolo palestinese, durante queste giornate è stato anche elaborato un documento contro l’Apartheid Israeliana da parte dei partecipanti, riunitisi a Il Cairo.

“Noi, delegati internazionali – si legge nel documento – riuniti al Cairo durante la Gaza Freedom March 2009, come risposta collettiva ad un’iniziativa della delegazione Sud Africana, dichiariamo che […] confermiamo il nostro impegno nei confronti della richiesta di United Palestinian, del luglio 2005, di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per costringere Israele a rispettare le leggi internazionali.
Fino a quando ciò non accadrà, noi cerchiamo e speriamo di dar luogo ad un movimento globale di massa, democratico, anti-apartheid per lavorare di comune accordo con la società civile Palestinese e implementare la richiesta Palestinese di BDS”.

Nel prosieguo del testo è poi presente un invito al boicottaggio dei “prodotti
israeliani
, coinvolgendo consumatori, lavoratori e sindacati dei settori di
commercio, magazzinaggio e trasporto” e alla pratica del “boicottaggio accademico, culturale e sportivo”.

Alla marcia, interrotta prima del tempo, ha preso parte anche una folta delegazione italiana, organizzata dal Forum Palestina e dalla Federazione della Sinistra, che è stata protagonista anche di una manifestazione, di fronte all’ambasciata italiana in Egitto, contro l’atteggiamento ostruzionistico del Cairo, che ha impedito l’accesso al valico di Rafah.
Diverse centinaia di manifestanti, inoltre, hanno dato vita anche ad un sit-in di protesta presso il grattacielo del quartiere Giza, dove è ospitata l’ambasciata di Israele in Egitto, subendo anche le cariche della polizia locale.

Lo scorso anno, tra dicembre e gennaio, le forze militari di Israele furono protagoniste dell’operazione “piombo fuso”, scatenata con il pretesto di garantire la sicurezza dello stato sionista dal lancio di missili di Hamas.
In realtà l’operazione, condotta con l’intenzione di rovesciare il governo di Hamas democraticamente eletto dal popolo della Striscia, aveva palesato fin dai primi giorni, con i vergognosi bombardamenti a tappeto che colpirono anche la sede dell’Onu, l’intenzione del governo sionista di annientare la presenza palestinese nella Striscia di Gaza, portando avanti una drammatica “soluzione finale”.

Proprio in quei giorni, in tutte le parti del globo, nacquero spontanee centinaia di manifestazioni e iniziative a sostegno del popolo palestinese che, anche in Italia, videro scendere in piazza decine di migliaia di persone.
In seguito all’operazione “piombo fuso”, che causò oltre 1400 vittime, in gran parte civili, furono rese pubbliche, e in Italia censurate dai grandi media, i racconti dei soldati israeliani che confessavano di aver ricevuto l’ordine “prima sparare e poi preoccuparsi” e ancora “meglio colpire un civile che esitare a sparare su un nemico, nell’incertezza, uccidete. Nella guerriglia urbana chiunque è tuo nemico e non ci sono innocenti”.

Mattia Nesti