Guerra tra ricercatori: il punto G esiste o non esiste?

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Ecografia

Nuovi studi scientifici riaprono la querelle in merito al famigerato Punto G. Nel 2008 il professore Emmanuele Jannini certificò la sua presenza attraverso un\’ecografia transvaginale: la zona erogena femminile per eccellenza, situata sulla mucosa della parte anteriore della vagina a circa tre centimetri dal suo ingresso e a ridosso della parte posteriore dell\’uretra, pareva non essere più un miraggio.

Oggi, uno studio pubblicato sul «Journal of Sexual Medicine» dal team del King\’s College di Londra smentisce la veridicità della scoperta di Jannini.

Tim Spector, coautore dello studio, ha deciso di dichiarare guerra al punto G mediante una serie di interviste a 1800 gemelle rilevando che le monozigote (e eterozigote) non sono simili per quanto concerne il fatidico punto erogeno. «Se in una gemella questo punto esiste, si riscontrerà anche nella sorella, identica e con lo stesso patrimonio genetico». Dato che ciò non è stato rilevato Spector asserisce che il punto G è una bufala per compiacere le donne.

Jannini però non si arrende: «Glielo avevo detto a Tim Spector che il metodo da lui utilizzato non era adatto. Ma è andato avanti lo stesso, credo sostanzialmente per farsi pubblicità» Secondo il sostenitore dell\’esistenza del punto G la ricerca non è stata svolta idoneamente. «Infatti, il punto G è su base anatomica ma anche funzionale. La sua scoperta si basa sull\’esperienza. Molte donne non sanno neanche di averlo il punto G, semplicemente perché nel corso del tempo non hanno trovato la chiave per sperimentarlo. O più semplicemente un partner che l\’abbia aiutate a trovarlo. Anche il pensiero è funzione e ha bisogno del cervello per potersi attivare».

Anche Jannini, però, ci riserva una brutta sorpresa, secondo le sue ricerche non tutte le donne sarebbero munite del famigerato punto G

Valeria Panzeri