Pollari e Pompa, chiesto rinvio a giudizio con l’accusa di peculato

width=333La Procura di Perugia ha richiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari, e per l’ex funzionario Pio Pompa, in seguito alle indagini sull\’inchiesta su un archivio segreto rinvenuto dalla Digos il 5 luglio 2006 in un ufficio al civico 230 di via Nazionale a Roma, in cui erano contenuti dossier su magistrati, giornalisti e funzionari dello Stato. Secondo un appunto anonimo di 23 pagine, nove delle quali scritte a macchina e datate 24 agosto 2001 rinvenute dagli inquirenti nell\’appartamento, tali dossier sarebbero state utilizzati con lo scopo di “neutralizzare”  e “disarticolare con mezzi traumatici” gli oppositori del governo Berlusconi.

Il sostituto procuratore Sergio Sottani sospetta inoltre che siano stati utilizzati per scopi non istituzionali fondi, risorse umane e mezzi del Sismi. Sebbene siano stati archiviati molti capi d’imputazione, è rimasta in piedi quindi l’accusa di peculato e il reato di introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio previsto dall\’art. 260 del codice penale. Il pm ha chiesto l\’archiviazione per altri reati quali violazione della privacy, calunnia e diffamazione.

L’archivio in questione è stato individuato nel luglio 2006 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano sul sequestro di Abu Omar, che vedeva coinvolto anche l’ex numero tre del controspionaggio militare italiano, Marco Mancini. L’indagine venne poi trasferita alla procura capitolina e successivamente, a causa della presenza di magistrati romani come parti lese, venne trasferita a Perugia. Pollari e Pompa sulle domande poste dal pm Sottani, hanno apposto il segreto di Stato, confermato per entrambi dal Governo.

Viene quindi legittimato il principio secondo cui spiare giornalisti, magistrati e politici di opposizione rientri in quella categoria di attività “indispensabili alle finalità istituzionali”; secondo la legge 124 del 2007 il reato sarebbe infatti coperto dalla “speciale causa di giustificazione” che  “si applica quando le condotte sono poste in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali dei servizi di informazione per la sicurezza” sono ritenute “indispensabili e proporzionate al conseguimento degli obiettivi dell’operazione non altrimenti perseguibili”.

Daniele Vacca