Ad Harlem ora i neri sono in minoranza

NEW YORK – In passato Harlem era sinonimo di ghetto, giungla metropolitana, o di slum come amano chiamarlo gli anglosassoni.

In passato infatti il quartiere, che sorge a Nord di New York era quartiere “nero”, i figli degli schiavi del Sud vi avevano trovato rifugio, grazie anche ad affitti ragionevoli.

width=300
Harlem

Harlem rappresentava il cuore, il fulcro ed il crocevia della cultura, della musica, dell’arte afro-americana.

Per le sue strade, in passato, era possibile incontrare grandi jazzisti come Duke Ellington e Ray Charles, o grandi personaggi dello sport come Muhammad Ali e della vita sociale americana come Malcom X.

La zona di Harlem, negli ultimi tempi, ha visto i prezzi degli affitti aumentare vertiginosamente e si è trasformata in un grande villaggio globale e multirazziale. Sta subendo quello che potremmo definire un processo di “borghesizzazione”, ovvero “riconversione”, da ghetto e zona malfamata a meta preferita della nuova borghesia e di giovani rampanti.

Alcuni dati: nel 1950, dopo la grande migrazione bellica, vi erano all’incirca 350 mila persone di colore (afroamericani, portoricani, jamaicani), ad oggi ve ne sono solo 175 mila.

Il processo di “centrificazione” delle zone periferiche sta spingendo migliaia di famiglie nere ad andarsene, a rifugiarsi in sobborghi lontani dal centro, spingendosi fino ai margini della cintura extraurbana.

Ovviamente cambiando la popolazione di Harlem, sono cambiate anche molte altre cose.

Sorgono le prime grandi catene di franchising, come Starbucks e  Whole Foods, negozi con cibi biologici-organici  e centri yoga; anche la criminalità è diminuita vertiginosamente, basti pensare che dagli 8 mila reati gravi annuali, si è scesi a 2 mila, segno anche di una diversa coesione comunitaria.

Unico simbolo che ancora resiste, come un baluardo del “periodo d’oro” di Harlem” è il mitico Apollo Theatre: da qui iniziarono le loro carriere i grandi Louis Armstrong e Miles Davis, tuttavia il “suono” di Harlem, l’anima “black”, i profumi

//

e i colori, la spinta creativa della vecchia Harlem si sta lentamente spegnendo.

Federico Lusi