Frecciarossa e Tav, ritardi e sprechi: l’illusione delle “grandi opere”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:29

Il sostituto procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ha voluto aprire, alcuni mesi fa, un’inchiesta conoscitiva per verificare l’efficacia del sistema ferroviario che, soprattutto nella regione piemontese, registra spesso malfunzionamenti e ritardi; Guariniello ha quindi commissionato alla Polfer il compito di raccogliere dati su un consistente numero di treni ad alta velocità, i nuovissimi Freccia Rossa, nelle prime settimane di dicembre.

Secondo il dossier consegnato ieri, e compilato dai collaboratori del pm, ben 300 treni su circa 400 monitorati sono giunti a destinazione con un ritardo superiore ai 15 minuti, mentre cinquanta hanno superato anche il limite dei 60 minuti.
Il tutto, naturalmente, prima che la neve e il ghiaccio mettessero in ginocchio centinaia di passeggeri in tutto il centro-nord. Meno drammatici, ma certamente non rassicuranti, i dati messi a disposizione da Trenitalia, secondo cui “solo” il 25% dei treni Frecciarossa in corsa fra il 13 dicembre e il 5 gennaio hanno accusato più di 15 minuti di ritardo sulla tabella di marcia.

Il pm Guariniello promette di andare avanti, per “portare alla luce le cause degli stop e dei rallentamenti, per vedere che cosa c’è davvero dietro e lavorare di conseguenza”. Minimizza, ancora una volta, l’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, che parla di “guai giovanili” di un “sistema così complesso che ha bisogno di rodaggio”.
Ma è sempre più evidente che Trenitalia sta gestendo in maniera pessima le, magari anche ridotte, risorse che ha a disposizione. Le condizioni dei pendolari, in tutta la penisola, peggiorano giorno dopo giorno e la sicurezza non è sempre garantita, come dimostrano la tragedia di Viareggio e il licenziamento di Dante De Angelis, il ferroviere che aveva denunciato la pericolosità di alcuni convogli, poi riassunto per volere del Tribunale; per non parlare di zone del Paese, soprattutto al sud, dove il sistema ferroviario è praticamente assente.
Il tutto mentre si continua ad investire a senso unico nelle “grandi opere” e nell’alta velocità a tutti i costi, finendo per costringere chiunque voglia andare da Roma a Firenze, da Firenze a Milano o da Roma a Milano ad utilizzare l’alta velocità, sopprimendo un gran numero di treni regionali o intercity che, pur impiegando più tempo a coprire il percorso, avevano costi accessibili a tutti. E mentre i prezzi dei biglietti continuano ad aumentare, nell’ultima tornata di rincari, ad inizio dicembre, ad essere colpiti maggiormente sono stati propri i posti in seconda classe, mentre aumenti quasi impercettibili hanno riguardato la prima classe. 

“Invito la regione Piemonte e le aziende, – ha dichiarato in consiglio regionale Juri Bossutto (Federazione della Sinistra) – che vedono arrivare i propri dipendenti in costante ritardo, a non prendersela con gli sventurati pendolari, ma a ricorrere, magari tramite class action, contro Trenitalia e chiedere i danni […] contro una classe dirigente di un’azienda che, oltre ad essere incapace, rischia di mettere i pendolari contro i ferrovieri di Trenitalia che di tutto questo disastro sono i meno responsabili”.

Polemica che, in Piemonte, non si placa nemmeno sul fronte della Tav, altra opera faranoica di cui sempre meno si comprende l’utilità. La dirigenza regionale del Partito Democratico, impaziente di chiudere l’accordo con l’Udc che comporterebbe un compromesso anche sulla privatizzazione della sanità e sul nuclare, è decisa ad appoggiare “senza se e senza ma” i cantieri della Tav, impedendo al presidente della Comunità Montana Sandro Plano, ex-Dc ora piddino No-Tav eletto con il sostegno dei sindaci del movimento e di Rifondazione Comunista, di designare i tecnici che dovrebbero valutare l’impatto ambientale dell’opera e che, invece, la regione, nella figura di Mercedes Bresso, vuole arrogarsi l’ingiustificabile diritto di nominare.
Atteso per domani un nuovo incontro, preteso da Plano, fra la Comunità Montana e la Regione. In Val di Susa, intanto, si respira aria di tempesta.

Mattia Nesti 

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