Auguri a David Bowie. 63 anni e non sentirli

David Bowie

Dal folk acustico al rock glam dei travestimenti eccentrici,  dall’elettronica lungimirante del periodo berlinese, al proto-punk e al neo-soul, dal  rhythm’n’blues alla musica dance. Dagli show totali e multimediali alle incursioni nel cinema. David Bowie, è l’artista che più di ogni altro ha cambiato il modo di guardare al rock e al pop, stravolgendone i meccanismi e i dogmi.

David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones nacque a Brixton, l’8 gennaio 1947. Attivo dalla metà degli anni sessanta, Bowie, durante la sua quarantennale carriera, ha saputo reinventare nel tempo il suo stile e la sua immagine, creando personaggi rimasti nell “olimpo del rock” come Ziggy Stardust, Halloween Jack e The Thin White Duke (il Duca Bianco).

David Bowie iniziò a muovere i primi passi nella Londra di fine anni ’60, che proprio per la vivacità artistica e il fermento cultura che imperversava lungo le sue strade fu ribattezzata, “Swingin London”.

Sulla scena musicale imperversavano nomi come Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Who, Animals, Yardbirds.

Il giovane David, in quel periodo, rimane affascinato dalla nuova scena musicale, pur avendo studiato per diventare grafico pubblicitario: canta e suona alla guida di gruppi underground, sognando di diventare il nuovo Little Richard, suo idolo fin dall’infanzia.

La scena è a dir poco “sovraffollata”, gruppi nascono e si “bruciano” nel giro di un paio di LP, infatti, proprio per distinguersi ed evitare confusioni con  Davey Jones dei Monkees, David adotta il cognome Bowie (dal coltello “bowie-knife”).

E’ l’inizio della leggenda. Il suo primo vero successo è Hunky Dory, disco ampiamente influenzato dai Velvet Underground di Lou Reed, ma anche dal folk di Bob Dylan.

Segue poi The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars, concept-album sull’ascesa e (auto)distruzione di una “star-marziana” caduta sulla terra.

Lui è Ziggy, è lui quel marziano caduto sulla Terra e che cerca di trovare la sua via nella musica.

Altro crocevia, sul finire dei ’70, il periodo “berlinese”. Bowie subisce il fascino delle nuove sonorità provenienti dalla Germania (affrettatamente definite dalla stampa d’oltremanica “krautrock”, in senso anche vagamente dispregiativo). A Berlino, Bowie, sotto la supervisione del grande Brian Eno, sforna altre due pietre miliari della storia del rock, Low e Heroes, dischi che risentono indiscutibilmente l’influeza di gruppi tedeschi come Neu, Cluster e Kraftwerk.

Negli anni ’80, David Bowie si avvicina poi alla dance, con alterne fortune. Tra dischi indubbiamente di buon livello, azzardi, sperimenti e veri e propri flop attraversa i novanta e arriva, splendido sessantenne ai giorni nostri, senza però ripetere mai i fasti degli anni ’70.

Indubbiamente la sua carriera ha conosciuto alti e bassi, grandi successi, ma anche scommesse perse e grandi delusioni, tuttavia Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato e continuano ad influenzare in maniera inequivocabile moltissimi artisti.

“Non sono un profeta o un uomo dell’età della pietra, solo un mortale con il potenziale di un superman.”

Federico Lusi