Esteri, Egitto: uccisa donna cristiana in scontri cristiani-musulmani

La manifestazione dei copti al Cairo (RaiNews24)

Una donna cristiana è stata uccisa oggi a Bahgorah, in Egitto, in occasione dei ripetuti scontri tra cristiani copti e musulmani. La notizia è riportata dalle fonti di sicurezza egiziane. Ci sarebbero anche sei feriti, tre per ogni schieramento.

Dopo la strage, avvenuta lo scorso 6 gennaio alla vigilia del Natale copto a Nagaa Hamady, dove sei fedeli e un agente di polizia sono stati assassinati all’uscita dalla Chiesa dai colpi sparati da una vettura che poi aveva fatto perdere le proprie tracce.
Tuttavia quest’oggi la polizia egiziana ha annunciato di aver arrestato tre uomini, accusati di essere gli esecutori della strage. Dopo il rinvenimento dell’auto utilizzata dal commando, gli agenti hanno passato al setaccio un terreno di barbabietole, attorno all’area di Nagaa Hamady, dove hanno fermato i tre sospetti, tutti con precedenti penali. Pare inoltre che essi abbiano una lontana parentela con la ragazza di 12 anni violentata da un giovane cristiano nel mese di novembre. La vendetta sarebbe il motivo della sparatoria.

Gli incidenti scoppiati nelle ultime ore sarebbero il risultato di una lite verbale, poi sfociata nelle violenze e negli incendi di negozi, abitazioni e proprietà dei copti nelle località di Tiraks e di Bahgur, vicine a Nagaa Hamady, teatro degli scontri iniziali. Dopo l’accaduto, le forze di sicurezza hanno circondato la zona. In ogni caso, la tensione resta altissima.

Il Patriarca copto ortodosso Shenouda III, secondo quanto riporta il sito web Radio Vaticana, ha espresso il suo sconcerto e la sua indignazione alle autorità del Cairo, esigendo un’appropriata tutela della minoranza cristiana, vittima di violenze da parte di gruppi integralisti islamici.

Gli avvenimenti di questi giorni fra cristiani e musulmani in Egitto hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sull’annosa questione copta. Tuttavia, anche senza far notizia, è un fattore che ha sempre fatto parte della nazione egiziana, sin dalle sue radici.

Approfondiamo la questione copta. Innanzitutto cos’è la Chiesa copta? È un credo ortodosso, in cui il ruolo di Papa spetta al Patriarca di Alessandria. Attualmente il 117° è Shenouda III. La Chiesa copta fu fondata in Egitto nel I secolo e il suo nome deriva dalla parola greca aigyptios (egizio), trasformata e poi qibt, ovvero copto. Le sue radici sono quindi in tutto e per tutto egiziane, i copti sono inoltre considerati gli egiziani più autentici poiché direttamente discendenti dei faraoni.

Dopo la conversione di massa all’Islam del popolo egiziano, avvenuta nel 640 grazie all’invasione araba, l’espressione copto cominciò ad essere collegata agli egiziani cristiani che non si era convertiti alla religione islamica. Attualmente essi costituiscono circa il 10% dei 64 milioni di abitanti dell’Egitto e rappresentano la più importante comunità cristiana del Medio Oriente.
Dunque i copti sono cittadini della società egiziana; non sono un gruppo separato, né una comunità chiusa.

Perché si parla di “questione copta”?  Il riferimento è al tentativo di assimilazione e coesione del popolo egiziano all’interno di un’unica unità societaria, istituzionale e di governo. La rivoluzione del 1919 ha introdotto il processo di unificazione, che però è stato bruscamente interrotto con la rivoluzione del luglio 1952. La questione vera e propria è stata sollevata negli anni ’70, quando Sadat dichiarò di essere un presidente musulmano di uno stato islamico. Ciò sollevò subito la questione dello status dei non-musulmani. Tra il 1972 e il 2005 vi fu la violenza diretta contro i copti. A partire dal 2005 ha avuto luogo un escalation di episodi di discriminazione confessionale, nel tentativo di entrambe le parti di affermare la superiorità teologica e ideologica della propria religione.

Quale auspicio? Samir Morqos, responsabile del ‘Coptic Centre for Social Studies’, scrive, sul settimanale egiziano al-Ahram Weekly, che l’unica soluzione a cui l’Egitto deve tendere per mettere fine a queste guerre fratricide è: “uno Stato civile, basato sull’uguaglianza di tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla religione, dalla razza, dall’origine etnica, dal sesso, dallo status o dalla ricchezza. Un tale Stato – conclude Morqos – favorisce un quadro capace di unire persone diverse in un’unica società mista”.
Sarebbe un sogno raggiungerlo senza altro spargimento di sangue. E’ il miglior augurio per l’Egitto, tutto.

Emanuele Ballacci