Rosarno come Castelvolturno

Dopo una notte apparentemente tranquilla, stamattina si è tornato a sparare nelle campagne di Gioia Tauro, a pochi chilometri da Rosarno. Un immigrato è stato ferito con colpi di fucile caricato a pallini, provenienti da un auto in corsa. L’uomo è ora ricoverato nell’ospedale della città, le sue condizioni non sembrano gravi.

Intanto i protagonisti della rivolta avvenuta in questi giorni, vengono spostati un po’ più in là, nel centro di prima accoglienza Sant’Anna di Isola CapoRizzuto. Sono 320, tutti ‘comodamente ospitati’ fino a ieri nella Rognetta, ex ditta che produceva succo e presto si provvederà anche al trasferimento degli immigrati ‘ospiti’ nella fabbrica dismessa Opera Sila, ex stabilimento che distillava oli calabresi.
Secondo l’associazione Libera, gli scontri sarebbero cominciati giovedì notte dopo che si era diffusa tra gli immigrati la voce dell’uccisione di quattro loro connazionali, ma complice anche un animo ormai saturo dalle condizioni disumane in cui vivono.

Ma quanti italiani oggi sarebbero disposti a lavorare ridotti in schiavitù?

Lavorare nei campi per più dodici ore al giorno, per una paga di appena 20 euro, sempre che non venga sottoposta a taglieggiamento di 5 euro, pratica ritorta contro chi è clandestino sul territorio italiano. Meglio se si lavora a stomaco vuoto, poca acqua, niente pranzo e per cena pane e pomodoro, patate o quello che offre la raccolta del momento. Che fortuna poter avere sempre prodotti di stagione, di origine garantita, infatti questi ragazzi si spostano come nomadi, seguendo stagioni e raccolte del momento nelle varie regioni della nostro florido territorio.

La parte migliore è il ritorno a casa, ad attenderli accoglienti containers, silos e quando va bene, una tenda all’interno di qualche fabbrica abbandonata, ognuno di questi dotato di ogni comfort, cartoni a far da materasso e topi a tenerti compagnia.

Allora quale italiano sarebbe disposto a farlo? Nessuno! Probabilmente di italiani disoccupati disposti a farlo ce ne sarebbero migliaia, se venissero pagati e trattati nel modo giusto.

Oggi a Rosarno, come ieri a Castelvolturno, i ‘nuovi schiavi’, o meglio i ‘nuovi italiani'(più della metà dei 2500 stimati nella piana di Gioia Tauro hanno anche il permesso di soggiorno), sono esplosi in rivolta dopo l’ennesima aggressione immotivata subita, per dire basta a queste condizioni disumane,imposte dalla criminalità organizzata, per alimentare i proprio guadagni, il tutto sotto il naso di una classe dirigente che si accorge di loro solo quando diventano “questione di ordine pubblico”.

Questi ‘nuovi italiani’  hanno il coraggio di ribellarsi, come quei ‘vecchi italiani’, contadini di Corleone e Le Madonie che ebbero il coraggio di occupare le terre dei ‘latifondisti mafiosi’ a costo anche della vita, come con la vita hanno pagato sei immigrati ghanesi, il 18 settembre 2008 a Castelvolturno, nel casertano.

Più di 130 proiettili contro la sartoria di vestiti etnici dove avvenne il massacro. Il giorno successivo, gli immigrati del posto sfilano in corteo. Sono ore di tensione. I manifestanti armati di bastoni frantumano vetrine, rovesciano auto, alimentano con materassi numerosi falò in strada, cominciano sassaiole contro la polizia, fino a coinvolgere chi si era affacciato al balcone per capire cosa stava accadendo.
Questa reazione violenta per urlare che i ragazzi che avevano perso la vita il giorno prima, non erano trafficanti di droga affiliati ai clan camorristici del posto, come era stato detto fino a quel momento, ma al contrario, i loro amici erano stati assassinati perché d’intralcio alle attività del clan dominante sul territorio, quello dei Casalesi.
Il processo davanti alla corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere ,nei confronti del gruppo di fuoco ritenuto responsabile guidato dal boss Giuseppe Setola, è in corso.

Il bilancio dei feriti degli scontri di Rosarno, sale quindi a 67, tra immigrati, italinai e forze dell’ordine, ma non si può evitare di registrare, oltre alla violenza degli immigrati, anche la reazione dei cittadini di Rosarno, da quelli che hanno bloccato la statale 18, a chi nella notte ha investito con l’auto in corsa i ragazzi in rivolta.

Tutto questo accade in luoghi in cui lo stato spesso è assente, è forte la disoccupazione e facile diventare manovalanza della malavita organizzata. Il migrante in questo clima, diverrà capro espiatorio di questo malessere sociale, distraendo così lo sguardo di chi già non vuol vedere i loschi affari del proprio territorio.

Allora bisogna chiedersi, siamo proprio sicuri che, come sostiene Roberto Maroni: “c’è troppa tolleranza con gli stranieri” o siamo troppo tolleranti nei confronti della criminalità organizzata e la sua ingerenza nel mondo della politica?

Claudia Villani