Rosarno: continua la ‘guerriglia’

ROSARNO (RC) 7 gennaio 2009 h. 21:16 – Non è proprio scenario da Banlieu, ma sta succedendo qualcosa di simile. Alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura si riversano per le strade in protesta. La rivolta scoppia dopo il ferimento di due africani da persone non identificate con un arma ad aria compressa. L’inizio della guerriglia porta danni a cassonetti, auto e abitazioni.
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La protesta continua il giorno successivo. Si verificano scontri tra le forze dell’ordine, i lavoratori extracomunitari e alcuni cittadini che armati di spranghe e taniche di benzina tentano di farsi giustizia da sè, qualcuno addirittura investendo i propri bersagli. La prima voce ad uscire è quella del ministro dell’interno Roberto Maroni, che senza un minimo di analisi sputa la sua sentenza ‘in tutti questi anni e’ stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina’ (ANSA).
Chi sono questi lavoratori? Da dove arrivano? Perchè sono lì? I lavoratori extracomunitari di Rosarno arrivano in gran parte dal centro africa, soprattutto da Mauritania, Togo, Ghana e Senegal. In queste zone sono circa 1.500 che lavorano per 20 euro netti al giorno (al lordo sono 25. I 5 euro che mancano pare vadano proprio in mano alla ‘ndrangheta locale) per raccogliere pomodori, uva e arance a seconda della stagione. Tutto rigorosamente in regime di lavoro nero e sotto lo stretto controllo proprio della criminalità organizzata.

A Rosarno sono manodopera necessaria, nonostante questo vivono in condizioni disumane all’interno di baracche adiacenti ai campi. Frequentemente contraggono malattie respiratorie dovute principalmente all’accensione di fuochi all’interno delle stesse baracche per potersi riscaldare.
Uno di loro, immigrato regolare, intervistato dichiara che mai avrebbe pensato di arrivare in Italia e trovarsi in questa situazione. Facile dire ‘poteva stare a casa sua’. A casa sua c’era la guerra civile e i nostri governanti hanno la brutta abitudine di dipingere il Paese come un paradiso, quando non lo è, come succede frequentemente al ministro Brambilla.
Dopo le agitazioni scatenate dal ferimento dell’extracomunitario parte una caccia all’uomo. Bisogna trovare chi ha sparato a quel ragazzo di colore. Invece no, la caccia all’uomo parte per trovare gli africani. Nell’arco di tre giorni 66 feriti. sono 30 extracomunitari, 17 abitanti del posto e 19 poliziotti. Il bollettino parla chiaro: per quanto riguarda i 30 immigrati, 23 hanno riportato solo lievi lesioni e contusioni e sono stati dimessi; altri 4 hanno ferite da colpi di arma da fuoco ed altri 3 seri traumi (ANSA). Tra questi due colpiti a sprangate, uno dei quali è stato sottoposto a intervento chirurgico.
Gli immigrati già sottoposti a regimi di lavoro massacranti e per pochi euro al giorno, aggrediti hanno ovviamente fatto sentire la propria voce. Probabilmente con un errore, quello della violenza, non giustificabile certo, ma in questo caso sicuramente comprensibile. L’uscita del ministro dell’Interno non ha aiutato i cittadini a comprendere fino in fondo la situazione che fa intravedere i fili scoperti della ‘Ndrangheta in una città senza controllo, dove per 10.000 abitanti vi sono 150 carabinieri, e questo non certo per colpa degli immigrati.
In mattinata la tregua e la convalida degli arresti di 5 immigrati da parte del prefetto, mentre sono in attesa di convalida d’arresto i tre cittadini di Rosarno arrestati per le aggressioni agli immigrati. La tregua però dura fino alle 14.15 di questo pomeriggio quando nelle campagne di Gioia Tauro (Rosarno si trova proprio sulla piana di Gioia Tauro) un immigrato è stato colpito da due colpi di fucile caricato a pallini. L’uomo è ora ricoverato in ospedale, non è grave. Un altro avvertimento è partito. E’ stato infatti fermato Antonio Bellocco 29 anni. Le accuse sono quelle di resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale nel corso dei disordini. Bellocco, riporta l’ANSA, è il figlio di un parente di un capo cosca della ‘ndrangheta di un clan molto noto nella piana di Gioia Tauro.
Oggi i primi trasferimenti di 300 immigrati presso i centri di accoglienza di Crotone e Bari.

La situazione è questa. Da una parte immigrati che chiedono il rispetto dei diritti umani e si schierano contro una logica mafiosa e dall’altra una parte di cittadini che dopo la paura si schierano contro i lavoratori extracomunitari ritenuti il vero problema, la causa di tutti i mali, così come indicato dallo stesso Maroni. Ma è davvero così?
Questa è una conseguenza. La confusa politica sull’immigrazione in Italia da adito a situazioni di questo genere. Sulle coste spesso la politica di controllo dei centri d’accoglienza non funziona, molti di coloro che sfuggono ai controlli e poi risalgono la penisola sono spesso guidati dalla criminalità organizzata, così come il lavoro nero. Il lavoro nero non permette ad un immigrato le necessarie garanzie per essere regolarizzato. La somma di questi fattori e la mancanza di una corretta informazione su quello che il Paese Italia è diventato a livello lavorativo e sociale danno il via ai fenomeni di degrado che spaventano le persone.
Combattere la criminalità organizzata non significa solo arrestare quei dieci delinquenti al giorno, significa anche evitare dichiarazioni di tipo ‘slogan’ che potrebbero sull’onda dell’emotività spingere i cittadini a gesti e condotte sconsiderate. Combattere la criminalità organizzata sta anche nella cultura del cittadino e dell’imprenditore, colpevole in questo caso di sfruttamento. Una domanda a questo punto sorge: e i sindacati? Dove erano mentre questa situazione andava peggiorando, forse ad appendere le bandiere della pace a qualche balcone, o a giocarsi qualche poltrona calda e ben retribuita.
Oggi Vittorio Feltri titola su ‘Il Giornale’ che “Questa volta hanno ragione i negri” (l’editoriale parte bene per le prime 20 righe, poi inizia il solito delirio). Bene, questi ‘negri’, si sono ribellati a un sistema mafioso, lanciando alla popolazione un segnale forte che purtroppo non è stato seguito, ma travisato nella sua totalità e su Radio Padania un ascoltatore sul forum dice “Io sto con la mafia”.
A questo punto si attendono i rocarnesi al lavoro nei campi per 20 euro al giorno alle dipendenze della criminalità organizzata, che con tutta probabilità ha sparato a quei lavoratori, ma che nessuno si è preoccupato di andare a cacciare. La caccia è partita, ma solo la caccia al ‘negro’. Qui, e non solo a Rosarno, si preferisce la ‘calma’ mafiosa

Una guerriglia che scopre tutto il sistema Italia fatto di lavoro nero, sfruttamento, emarginazione, degrado e sistemi mafiosi. Tutto questo però poco interessa, l’importante è che la gente italiana si sia finalmente ribellata agli stranieri e non al sistema di sfruttamento di cui gli italiani stessi sono spesso vittima. Questa si è una notizia, Indro Montanelli aveva ragione, la servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. E l’Italia è tentatissima, a tal punto da non essere più in grado di difendere i propri diritti e di dare contro a chi invece tenta di difenderli.