Beppe Grillo blog: dall’Islanda una prova di coraggio (e di forza)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09

Da quando la crisi economica si è abbattuta sull’Islanda, ben poche sono state le finestre informative aperte sulla situazione di questo lontano paese, messo in ginocchio dalla trasformazione del’economia reale in una pura economia finanziaria.
A mantenere una certa attenzione sull’Islanda, paese divenuto il paradigma della fumosità di un sistema basato su soldi che non esistono, scommesse su soldi che non esistono e scommesse sulle scommesse, ci ha sempre pensato il blog di Beppe Grillo. Il comico genovese del resto è sempre stato particolarmente attento alle problematiche del mondo finanziario fin da tempi non sospetti quando si pensava che lo sviluppo di questo modello sarebbe stato eterno. In fondo la posizione di Beppe Grillo sulle banche è sempre stata inspirata a pochi principi: trasparenza e controllo (reale) da parte delle autorità preposte (e non da parte degli stessi controllati).
Fedele alla “mission” di dare spazio alle informazioni del dissenso, il blog di Beppe Grillo ha recentemente pubblicato un trafiletto in merito all’evoluzione della crisi in Islanda.
Recentemente infatti il presidente Olafur Ragnar Grimsson, si è rifiutato di firmare la legge che prevede l’indennizzo di 4 miliardi di euro a favore dei correntisti inglesi e olandesi, travolti dal fallimento della banca Landsbanki, rimandando ogni decisione a riguardo ad un referendum. Come giustamente sottolinea Beppe Grillo, gli islandesi sicuramente si opporrano a questa decisione e l’Unione Europea (a cui l’Islanda ha chiesto di essere recentemente ammessa) non tarderà di mostrare il suo volto più catrtivo respingendo la proposta di ingresso nell’isola.

La decisione del premier islandese è una manifestazione di sovranità. Quasi sempre infatti questo genere di decisioni vengono prese dal mondo politico o con leggerezza oppure nel segreto più totale, mentre la popolazione viene impegnata e intrattenuta con un dibattito su temi sterili e ripetitivi. Come sottolinea Beppe Grillo la decisione islandese è da ammirare perchè spezza quel subdolo principio in base al quale gli utili vanno a pochi e le perdite a tutta la popolazione.
Il discorso di Grillo non fa una piega.
Ma al comico sfugge che quella banca è stata nazionalizzata dal governo, il quale ha così accettato di farsi carico di tutte le perdite. Andare al referendum quindi è una bella dimostazione della politica vera e rispettosa della sovranità (che è anche monetaria!), ma andare al referendum significa anche esporsi alla reazione di un’Europa la quale non tarderà a far presente al governo che poichè la banca è stata nazionalizzata e lo Stato deve intervenire per saldare i conti, con le tasse dei cittadini. E’ un concetto brutto da digerire, ma forse è la dimostrazione più evidente dei ricatti ai quali è sottoposto un paese che vorrebbe riformare il sistema bancario, ma è inevitabilmente stritolato tutto intorno da un sistema ad interconnessioni multiple basato sul debito a carico dei cittadini (anche quelli non ancora concepiti). E poi la forza degli islandesi potrebbe crere un precedente.

Enzo Lecci

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