Gelmini: gli stranieri in esubero vadano in altri plessi scolastici

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Il responsabile del ministero dell’istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato oggi a “Mezz’ora” su Rai3 che gli studenti stranieri in sovrannumero nelle scuole (che supereranno cioè il 30%) verranno trasferiti in altri plessi scolastici; da questa soglia verranno esclusi i nati in Italia che toccano il 37%.

Il ministro ha sottolineato che lo sbarramento è consequenziale alle richieste avanzate dalla Miur, da docenti e dirigenti: «abbiamo valutato il provvedimento – ha detto la Gelmini – su suggerimento di dirigenti e docenti, soprattutto delle periferie delle città, dove ci sono molte classi composte in prevalenza da immigrati. Ma anche per dare una risposta all’esodo di molti studenti che dalla scuola pubblica si spostano alla privata a causa della presenza eccessiva di alunni non italiani».

La restrizione introdotta con la circolare n. 2 dell’8 gennaio ed indirizzata a tutti i presidi per applicarla in sede di formazione delle prime classi a partire dal prossimo anno scolastico, interesserà soltanto situazioni gravi e, assicura il ministro, non comporterà complicazioni: «abbiamo studiato con i tecnici del Miur le zone dove c’è una forte concentrazione di stranieri» e aggiunge «attiveremo delle convenzioni con enti locali per favorire gli spostamenti degli studenti stranieri eccedenti.  Abbiamo anche studiato la possibilità di spostare gli alunni non italiani in quartieri limitrofi».

La Gelmini rinforza inoltre la valenza del provvedimento mettendo in paragone un modello di scuola senza limiti numerici per gli studenti stranieri: «il modello della Francia non mi pare che sia da imitare perché si tratta di un paese dove c’è molta violenza e bullismo e la scuola non è gestita al meglio».

Ad appoggiare la dichiarazione del ministro, le affermazioni di Roberto Maroni, che a Skytg4 ha detto: «È una richiesta che aveva fatto la Lega. È necessario distinguere tra le politiche di integrazione, che sono giuste, necessarie e sacrosante – e che si fanno in Italia, meglio e più di quanto si fanno in altri paesi europei – ed il fatto che può essere dannoso per tutti mettere insieme bambini che parlano lingue diverse e che non hanno un equilibrio comune nella composizione della classe. E può anche determinare condizioni per cui non si svolga correttamente l\’azione didattica. Queste sono le motivazioni alla base della decisione del ministro Gelmini che noi condividiamo in pieno».

Martina Guastella