Maroni: Lo Stato in Calabria c’è

width=300Respingo con fermezza l\’accusa formulata da qualcuno di una scarsa attenzione dello Stato ai problemi della Calabria. Lo ha detto il ministro degli Interni, Roberto Maroni, riferendo oggi in Senato sui fatti di Rosarno, culminati nell\’ allontanamento di oltre 700 stranieri. 

Un rimando al mittente, quello formulato dal ministro, che tenta di sbugiardare le numerose critiche piovute addosso all\’Esecutico guidato da Silvio Berlusconi, accusato di non aver saputo cogliere per tempo i segnali di un disordine sociale orami esasperato nella campagna calabra.

Lo Stato in Calabria c\’é – ha ribadito il ministro – e continuerà ad esserci. Ed ha aggiunto: Il trasferimento dei cittadini stranieri da Rosarno è avvenuto su base volontaria, e senza disordini alcuni, verso i centri di accoglienza di Crotone e altri verso quello di Bari. Complessivamente si é trattato di 748 cittadini extracomunitari  – tra i quali, ha precisato Maroni – circa 330 stranieri, muniti di permesso di soggiorno, si sono volontariamente allontanati in treno o con mezzi propri.

Il ministro ha inoltre ricordato ai colleghi il quadro politico della regione calabra che conta 13 comuni sciolti per infiltrazione mafiosa (compreso quello di Rosarno). Un contesto difficile, fortemente inquinato dalla capillare presenza della \’ndrangheta che ha saputo, nel tempo, insinuarsi nella maglia della gestione pubblica. A tal proposito, ha ricordato Maroni,  ipotesi sul presunto coinvolgimento della criminalità locale nei disordini di Rosarno sono al vaglio della magistratura. Non solo. È anche in corso – ha aggiunto il ministro leghista – un\’inchiesta sulle aziende della piana di Gioia Tauro che hanno impiegato irregolarmente immigrati clandestini.

Questa mattina a Rosarno – ha ancora riferito Maroni – sono state emanate 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone accusate di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni e sono sequestrati beni per decine di milioni di euro. Questa è la miglior risposta che lo Stato poteva dare dopo i fatti accaduti. E\’ la prova che – ha concluso il ministro – lo Stato in Calabria c\’è e non darà tregua alla \’ndrangheta.

Maria Saporito