Se la “gente” sta dalla parte della ‘ndrangheta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:26

Si è detto, negli ultimi giorni, che i “picciotti” scesi in piazza per stare sulle barricate anti-immigrati insieme ai cittadini di Rosarno, abbiano così voluto dimostrare che la ‘ndrangheta è dalla parte dei calabresi; fatto vero, senza dubbio. La cosa preoccupante, al contrario, è che è stata la gente di Rosarno, per prima, a schierarsi dalla parte della criminalità  organizzata.

Ad aggredire con i fucili a pallini gli immigrati che tornavano dal lavoro, scatenando poi la rivolta e la guerriglia urbana della notte, sarebbere stati, secondo le prime indagini degli inquirenti, proprio uomini delle cosche; l’ennesima provocazione per dimostrare agli “schiavi negri” chi comanda.

E i cittadini, la “gente”, era ed è perfettamente consapevole della situazione delle campagne della Piana, tant’è che il giorno del sit-in davanti al comune i calabresi di Rosarno hanno srotolato anche uno striscione inneggiante alla liberazione del “picciotto” finito in carcere per una “spedizione punitiva” contro alcuni immigrati.

“Mi piace sottolineare – aveva scritto Roberto Saviano – che gli africani vengono in Italia a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere”. Avrà pensato anche, probabilmente, a una delle tante volte in cui abbiamo dovuto vedere i “cittadini” dei quartieri dove la mafia o la camorra sono più presenti scagliarsi con urla e spintoni contro le forze dell’ordine che arrestavano gli uomini della criminalità organizzata.

Senza dubbio la condanna nei confronti dell’atteggiamento degli abitanti di Rosarno è attenuata da vari fattori presenti, come la forte presenza militare della ‘ndrangheta, sommata al regime di terrore presente in tutti i territori gestiti dalla criminalità, o ancora le condizioni economiche che, per tutti, sono spesso drammatiche. Ma resta un dato di fatto di gravità enorme, e cioè che la “gente” si è schierata dalla parte della criminalità organizzata e non dalla parte della giustizia e della legalità.

Uno Stato con la esse maiuscola, anziché scappare coprendosi con provvedimenti di facciata come le espulsioni brandite dal ministro Maroni, avrebbe dovuto intervenire economicamente e militarmente nell’area con la decisione necessaria ad evitare che la Piana di Gioia Tauro rimanga una zona franca, dove cinque comuni sono chiusi da anni per “infiltrazioni mafiose” e dove la legalità, il lavoro, i diritti sono solo un lontano e impercettibile ricordo.

Ma, anche questa volta, la ‘ndrangheta ha vinto la sua battaglia e gli immigrati sono stati deportati altrove, con l’inganno.

“A Rosarno – racconta Abdul, rinchiuso nel centro di accoglienza di Bari – prima è venuta la polizia, poi è arrivato un pullman. Non sapevamo dove ci stava portando, non pensavamo qui. E ora, che ne sarà di noi? Dove andremo?”.

Centro di accoglienza elogiato dall’assessore comunale all’immigrazione Fabio Losito (Sinistra Libertà Ecologia), lo stesso che ha tentavo più volte di ingannare e deportare altrove i rifugiati somali che, a Bari, hanno occupato uno stabile di Trenitalia per costruirsi uno spazio in cui vivere con dignità, dando il via autonomamente ad un processo che possa risolvere un grave problema sociale.

La rivolta degli immigrati contro la mafia” dice un uomo, leggendo il giornale, in una vignetta di Ellekappa uscita oggi su Repubblica. “Uno di quei lavori – gli risponde l’altro – che gli italiani non vogliono più fare”.

Mattia Nesti