Seconda condanna per la giunta Moratti: incarichi d’oro con dubbia qualifica

125mila euro, questo il risarcimento che la giunta Moratti dovrà sborsare dopo la condanna della Corte dei Conti. Dopo gli incarichi assegnati ai ‘consulenti d’oro’, si affacciano anche gli ‘incaricati d’oro’: sei dipendenti dell’ufficio stampa, assunti, dal 2006, e mantenuti con uno stipendio da far invidia ai più alti dirigenti comunali. Le loro retribuzioni sono state ritenute dai giudici troppo costose. Illegittime perchè questi dipendenti, tra l’altro, non possiedono nemmeno i requisiti richiesti dalla legge, a cominciare dalla laurea.

L’accusa è quella di “danno erariale con colpa grave”, la medesima con cui si chiuse, in primo grado, la vicenda sulle “consulenze d’oro” a Palazzo Marino dove i consulenti percepivano mediamente 150.000 euro di retribuzione, con un aggravio sulle casse del Comune di circa due milioni di euro, ovviamente a spese dei contribuenti. Una vicenda e una serie di nomi che è bene ricordare, anche per meglio comprendere questa seconda ‘tranche’ sugli incarichi d’oro.

CONSULENZE D’ORO – Nel 2006 l’amministrazione comunale di Milano passa a Letizia Moratti. Nel giro di poco tempo si circonda dei suoi fedelissimi, esterni al Comune e nemmeno eletti dai cittadini. I dirigenti passano da 13 a 28, metà dei quali sono esterni, uomini noti negli entourage della neo-sindaco. Già un’anomalia. Un tempo queste figure venivano chiamate consulenti, oggi sono definiti ‘dirigenti’ con contratto a termine, ma la sostanza è la stessa. In poco tempo i dirigenti arrivano a quota 49, un dirigente su quattro è esterno, ma non più qualificato delle personalità interne al comune che avrebbero avuto un peso minore sulle casse del Comune e sulle tasche dei contribuenti.

Se i numeri sono questi, i numeri stessi sono ancora il minimo problema all’interno della rivoluzione morattiana. Perchè oltre all’imbarazzo delle cifre c’è quello dei curricula dei nuovi dirigenti milanesi. A sollevare dubbi sono proprio la mancanza dei titoli necessari all’assunzione e la mancanza di istruttorie interne al Comune per verificare la presenza interna di dipendenti con le medesime qualifiche di quei ‘consulenti d’oro’. La Corte dei Conti all’interno delle sue sentenze lo ha più volte ribadito: “Si possono conferire incarichi dirigenziali a persone estranee all’amministrazione per arricchire, attraverso un limitato apporto esterno, la pubblica amministrazione con il conferimento di incarichi dirigenziali a persone in possesso di spiccatissime doti professionali“.

I curricula prodotti, per alcuni sono imbarazzanti: uno addirittura consta di 22 righe intestazione compresa, eppure li troviamo nel dietro le quinte del comune a percepire compensi che vanno dai 50.000 ai 250.000 euro annui, nonostante non abbiano nemmeno il requisito richiesto di esperienza dirigenziale quinquennale, sempre che la qualifica di ‘comandante dei bersaglieri’ non denoti quell’esperienza dirigenziale richiesta.

Poi c’è chi senza titoli si fregia però di avere come datore di lavoro attuale (siamo nel 2007) il “Comitato Letizia Moratti per Milano”, uno stage al ministero del lavoro e una lunga esperienza negli scout. Pronti per lei 108.570 euro l’anno e un posto come responsabile del servizio Pianificazione e Programmazione dei servizi della Direzione Centrale Famiglia.

Storie di clientela, storie della ex capitale morale, dichiarata decaduta già nel 1953 da Indro Montanelli, uno che di Milano se ne intendeva. Il capitolo sulle consulenze d’oro consta di nomi, cognomi e qualifiche, raccolte in un libro intitolato “Milano da morire” di Ferruccio Sansa e Luigi Offeddu, che qui vi metto a disposizione nella parte riguardante proprio queste consulenze dorate.

Su tutti vi fu il curriculum e la conseguente assunzione di Carmela Madaffari, calabrese, senza un passato a Milano, a destare le perplessità dei magistrati contabili. L’assunzione della Madaffari fu caldeggiata dall’assessore Mariolina Moioli, la quale presentò la consulente come un valore aggiunto per il motore burocratico di Palazzo Marino, così come ammette a verbale in modo poco velato. Alla Madaffari fu assegnata la carica di direttore centrale Famiglia. Compenso di 217 mila euro annui. Eppure Madaffari era già stata allontanata dal ruolo di direttore generale delle Asl che le erano state affidate per presunte irregolarità contabili emerse nel corso della sua gestione. Come riportato nel libro di Offeddu e Sansa ulla testa della Madaffari pende anche una pesantissima interrogazione presentata alla Regione Calabria da Francesco Fortugno, esponente della Margherita e primario del pronto soccorso di Locri. Correva l’anno 2001. Proprio Fortugno sarebbe poi diventato vice-presidente dell’amministrazione regionale e sarebbe stato ucciso il 16 ottobre 2005 a Locri in un seggio per le primarie dell’Unione. Un omicidio su cui si allunga minacciosa l’ombra della ‘ndrangheta e delle sue infiltrazioni nell’ambiente della sanità calabrese.

Fortugno citò Madaffari all’interno della sua interrogazione come uno dei quattro manager che avrebbero spinto il progetto “illegittimo e inutile” di un doppione del pronto soccorso per dare un posto da primario ad un potente medico di locale con forti sponsor alle spalle. Cacciata dalle Asl calabresi, poi ovviamente candidata al Senato dell’UDC, non eletta, viene recuperata dal Comune di Milano. Un personaggio che sembra andare contro alla tanto sbandierata efficenza del sindaco meneghino, che non poteva non conoscere quel curriculum e i motivi delle interruzioni dei contratti di lavoro. Pià volte la Moratti è stata chiamata a rispondere su questa vicenda e non lo ha mai fatto.

Per la vicenda “Consulenze d’oro” il sindaco Moratti e i suoi collaboratori dovranno pagare di tasca loro 263mila euro. Questa le decisione della magistratura contabile in primo grado. Una brutta storia con dentro una storia ancora peggiore, come scrive Gianni Barbacetto in un recente articolo sul “Fatto Quotidiano” riprendendo la vicenda.

INCARICHI D’ORO – Altri 125mila euro di cui 53mila dovranno essere sborsati direttamente dal sindaco meneghino. Questa la decisione della Corte dei Conti che condanna per la seconda volta Letizia Moratti e la sua giunta. Questa volta nelle mire dei magistrati contabili sono finiti sei dipendenti dell’ufficio stampa, assunti dal 2006 con stipendi che negli enti pubblici spetterebbero, di norma, ai dirigenti. A Milano però funziona diversamente e gli incaricati “fidati” hanno accesso a retribuzioni dirigenziali pur non essendo dirigenti. La condanna si aggiunge agli avvisi di garanzia ricevuti sulla questione smog e più recentemente per l’inquinamento acustico.

In questi giorni è stata depositata la sentenza della Corte dei Conti che chiude il secondo filone del procedimento delle consulenze degli incarichi d’oro, che aveva visto la prima condanna nel marzo 2009 che vede sindaco e giunta costretti al risarcimento di 236mila euro.

E’ prevedibile che il Comune ricorrerà contro la sentenza, come già fatto per la sentenza sulle consulenze d’oro, in cui però l’udienza non è ancora stata fissata, come riporta Repubblica. Fu di Basilio Rizzo, consigliere comunale della lista Dario Fo, la denuncia che portò a sollecitare l’attenzione della la Corte dei Conti sulle nomine e sullo spoils system morattiano a Palazzo Marino.

Intanto tutto tace e nessuno risponde. Il sindaco Moratti sembra aver appreso in toto la lezione della Milano da bere di stampo craxiano. Non sarà un caso che la “sindaco-manager” prema tanto per intitolare uno spazio in città proprio a Bettino Craxi.

Luca Rinaldi