Caso Marrazzo: Cafasso, secondo i giudici, fu ucciso

L'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo

ROMA – E’ stata aperta in questi giorni un indagine per “omicidio volontario” per la morte di Gianguerino Cafasso, il pusher di via Gradioli, che forniva droga ad alcuni dei trans coinvolti nell’indagine relativa al caso Marrazzo.

Cafasso morì il 12 settembre scorso, in circostanze sospette, in un albergo di via Salaria. Si disse che era rimasto vittima di un per overdose mentre era insieme ad un trans con lui convivente.

Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto, cui è stata affidata l’inchiesta riguardante l’ex governatore del Lazio, Giampiero Marrazzo, ha aperto l’indagine per “omicidio volontario” a carico di ignoti.

Secondo la perizia tossicologica, disposta dal procuratore, il pusher e protettore dei trans di via Gradioli, sarebbe stato ucciso da una dose di eroina tagliata male.

Il procuratore Capaldo crede Cafasso, poteva essere al corrente di verità scomode per qualcuno, presumibilmente qualche frequentatore di via Gradioli, magari di importante e famoso, che avrebbe avuto interesse ad eliminarlo.

C’è addirittura qualche amico del protettore morto per overdose, che dichiara di aver sentito Giancarlo Capaldo sostenere più volte di essere al corrente di informazioni che avrebbero potuto far “tremare il mondo della politica e dello spettacolo.”

Per ciò che concerne l’inchiesta riguardante invece la posizione di Marrazzo, il magistrato non esclude che prossimamente possa tornare al Palazzo di Giustizia per un nuovo interrogatorio di alcuni trans, tra cui, il trans Paloma.

Paloma, fu il viados che qualche mese fa, descrisse particolari minuziosi della vicenda, parlando anche di incontri anche negli uffici della Regione Lazio, dell’uso di cocaina con Marrazzo e del pagamento da parte di questi anche con banconote da 500 euro.

Insomma la vicenda Marrazzo a distanza di alcuni mesi e dopo la morte di Brenda, trans noto all’ex presidente del Lazio, è ancora lontano dall’esser chiarita in maniera definitiva, troppi ancora i dubbi e le incongruenze del caso.

Federico Lusi