Marchionne: “Termini Imerese? In realtà non serve, fa solo assemblaggi. E il governo è mancato all’appello”

“Riabilitare Termini Imerese e’ da pazzi. Non lo farebbe nessuno”. Queste le parole perentorie dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sempre più convinto dell’opportunità della decisione ormai presa: chiudere l’ormai tristemente noto stabilimento entro il 2012.

“L’ho detto il 18 giugno. L’ho ripetuto a Palazzo Chigi prima di Natale. L’ho ripetuto ieri e non è cambiato niente nel messaggio. Zero”, ha ribadito Marchionne, in caso non si fosse ben compreso quali fossero le sue intenzioni. I sindacati, effettivamente, hanno accusato l’amministratore delegato di aver prima contribuito a creare delle illusioni rassicuranti, per poi tirarsi indietro, al dunque. Macché rassicurazioni, sembra insistere ora il sempre più esasperato Marchionne. Il piano era estremamente chiaro fin dal principio, infatti, a suo il parere: semplicemente, il rilancio dello stabilimento ora è reso impossibile dal fatto che le condizioni del mercato sono irrimediabilmente mutate, e non sarebbe possibile da un punto di vista oggettivo far fronte a spese e rischi di una mancata chiusura tempestiva della fabbrica.

Fino a qualche tempo fa, effettivamente, si era pensato (e secondo i sindacati, come detto, Sergio Marchionne non aveva disilluso gli speranzosi) che la competitività dello stabilimento di Termini Imerese potesse essere risollevata attraverso dei ben mirati interventi strutturali. Illusioni, pure illusioni, secondo il parere che sembra ora manifestare l’amministratore delegato.

Secondo Marchionne, è proprio il luogo, ad esser sbagliato. Lo stabilimento di Termini Imerese è situato in un posto nel quale non sarà mai produttivo come dovrebbe, nonostante qualsiasi intervento di modifica dei lavori o delle strutture. Non si può spostare la Sicilia e portarla vicino alla Lombardia, è quel che ultimamente ha ritenuto di osservare Marchionne, come per dire che lì dove si trova, lo stabilimento non serve, comportando troppe spese in confronto ai ricavi. E veniamo a spiegarne i motivi, così come sono stati addotti dall’amministratore. Lo stabilimento, come unica funzione, avrebbe quella di assemblaggio di alcuni pezzi, portati in Sicilia dal Nord, e riportati subito dopo di nuovo verso il Nord. “L’unico che ci guadagna in questo processo è il sistema logistico che gravita intorno allo stabilimento”,  ha dichiarato in proposito il manager.

Il rimpianto vero di Marchionne? L’aiuto del governo. Questa sembrerebbe essere la condizione mancante al suo impegno per il rilancio dello stabilimento in questione. Questa parrebbe essere, insomma, la “condizione del mercato” che non consentirebbe di ripensare all’”affaire”. Le ipotesi di rilancio, infatti, si reggevano, secondo le dichiarazioni di Marchionne, “su un mercato in crescita con un impegno del governo su cose che poi non abbiamo visto, e a quelle condizioni ci sarebbe stata anche l’opportunità di risolvere alcune cose ma ora, in questo mercato, parlare di riabilitare lo stabilimento di Termini Imerese è da pazzi. Non lo farebbe nessuno”.

Dove per “questo mercato” sembra intendersi semplicemente il mercato libero senza l’ausilio di fondi pubblici stanziati dal governo, il quale, invece, il passo “da pazzi” avrebbe dovuto ragionevolmente farlo, secondo quanto sembra aver pensato Marchionne, almeno fino a qualche tempo fa.

Sandra Korshenrich