Il Minzo-delirio delle 20.30

Via al revisionismo. Per Minzolini evidentemente guardare alle vicende con gli occhi della storia significa assolvere chiunque dai propri peccati e letteralmente ‘revisionare’ quello che fu.

watch?v=IrJbKLywv_M&feature=player_embedded

1. Craxi non fu un capro espiatorio, ma uno dei fautori e dei principali azionisti di quel sistema che Minzolini definisce “residuo della guerra fredda”. Anche nel discorso davanti alla camera Craxi denuncia quel sistema, ammette che la cosa si sapeva, eppure nessuno alzò un dito, lui per primo, per interrompere quello stesso sistema che originò la caduta della Prima Repubblica.
2. Minzolini decide che coloro che governarono l’Italia nel corso della Prima Repubblica furono i vincitori, i giusti. Quindi abbiamo dalla parte dei giusti personaggi del calibro di Andreotti e dello stesso Craxi. Strano questo concetto di persona ‘giusta’. Decretato questo il direttore (rigorosamente con la D minuscola, perchè il direttore del principale Telegiornale italiano non può e non deve andare in onda portando un simile revisionismo) ci dice che in Italia, alla fine, i giusti finiscono alla sbarra. Vero, ma questo non si può dire del caro Bettino.

3. “Ad un problema politico fu data una risoluzione giudiziaria”… Ora, Minzo, non è che se un politico si prende le bustarelle la cosa se la devono sistemare ‘internos’, mentre se le bustarelle le prendo io è giusto che vada a rispondere davanti a un magistrato. “Craxi non volle mai vestire i panni dell’imputato”… mmm… Ci ricorda qualcun altro, quel qualcun altro che alla fine della prima Repubblica fu il continuatore di quella politica craxiana, mentre Bettino si godeva i suoi ultimi anni da latitante ad Hammamet. E qualcuno lo paragona agli esiliati o condannati Garibaldi e Giordano Bruno (vedi alla voce Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti…
4. Da quelle inchieste si è creato, secondo Minzolini, il vulnus tra politica e magistratura. Da questo si evince che per Minzolini la politica deve e può fare ciò che vuole nel massimo della libertà… libertà di fare quel che gli pare, anche fuori dalla legalità. Parla della caduta di governi in questo ventennio per inchieste che hanno portato al niente. Craxi uscì da mani pulite con 10 anni di reclusione da scontare, fuggì latitante. L’altro governo che cadde per inchieste giudiziarie fu il governo Prodi, per l’inchiesta Why Not, che non partì indagando sulla politica, ma ci arrivò a indagini avanzate, incrociando dei contatti telefonici quantomeno sospetti. Inchiesta, quella Why Not, di indubbio valore, poi ovviamente insabbiata e sfaldata per non permetterne il proseguo. Due governi insomma, Minzolini avrebbe dovuto specificarlo, anzichè mostrificare la situazione. O no…
5. Altro punto, che i craxiani convinti tirano fuori ad un certo punto del discorso, è la risoluzione di Sigonella. Lacunosa la ricostruzione di Minzolini, che non tiene conto dell’ultimo documento americano desecretato: in soldoni la presa di posizione di Craxi nei confronti di Reagan fu solamente mediatica. In realtà Reagan strappò un importantissimo accordo, di fatto ricattando il governo italiano. Come scrive Gianni Barbacetto: “Nel 1985, anche Craxi tratta subito con gli americani e fa un immediato atto di riparazione, concedendo segretamente a Reagan la base di Sigonella per attaccare la Libia di Gheddafi. Solo cinque mesi dopo la tanto osannata dimostrazione di orgoglio nazionale, infatti, nel marzo 1986 gli F111 Usa, provenienti dalla Gran Bretagna e ufficialmente diretti alle basi inglesi di Cipro, decollano dalla base siciliana per attaccare e bombardare il golfo della Sirte. La concessione avviene in segreto: Craxi permette l’uso della base, ma chiede discrezione e in pubblico critica aspramente l’azione militare”.
6. La sparata finale su Helmut Kohl la dice lunga sulla posizione di Minzolini e sulla parzialità delle informazione che vuole passare al proprio pubblico: Helmut Kohl, indagato per i fondi neri al partito, la Cdu, ammise di aver incassato 1 milione di euro in nero. Lasciò la presidenza del partito, pagando 300 mila marchi per chiudere il processo a suo carico. Ipotecò la casa e raccolse 3 milioni di euro per risarcire la multa pagata a causa sua dalla Cdu. Dulcis in fundo Angela Merkel lo ha escluso dalle celebrazioni per il ventennale della caduta del muro di Berlino. Invece qui c’è da scommettere che alla commemorazione ad Hammamet ci andranno tutti sui voli di Stato, saremo noi a pagare ancora per un uomo che non ha restituito nulla di ciò che aveva preso.
7. Se gli occhi della storia sono quelli di Minzolini, allora sarebbe meglio guardare con i nostri.

Luca Rinaldi