Regionali: il caos del Partito Democratico e le manovre di Udc e sinistra

Tutti i nodi, alla fine, vengono al pettine. Puglia, Lazio, Calabria, Lombardia, Campania, Veneto, Umbria…il Partito Democratico di Bersani si muove spaesato nello scenario pre elettorale senza aver capito davvero dove vuole approdare. L’idea della segreteria gestita dal tandem Bersani – D’Alema di fare dell’alleanza con l’Udc il caposaldo su cui costruire un nuovo polo, moderato e riformista, capace di battere le destre si è rivelato un fallimento su tutta la linea.

Andiamo con ordine: in Puglia, salvo ulteriori smentite dell’ultim’ora, si torna alle primarie, giudicate “inevitabili” anche da La Torre, braccio destro di D’Alema.
Boccia, sostenuto da Enrico Letta e dagli ex-popolari, sfiderà Vendola, che avrà alle spalle una parte consistente del PD pugliese, da Emiliano alle mozioni di Franceschini e Marino, la Federazione della Sinistra e Sle.
Boccia, che aveva chiuso l’accordo con i centristi, fiutando odore di sconfitta, ha chiarito che “sa sarà avvallata la coalizione con i centristi, andrò avanti. Se cambieranno le carte in tavola, no”.

Vendola, quindi, potrebbe portare a casa una facile vittoria a tavolino.
A quel punto, stando ai sondaggi che circolano fra i partiti, il centrosinistra potrebbe ancora vincere, ma solo nel caso in cui il PdL schieri Dambruoso, poco conosciuto, e l’Udc finisca, come già ipotizzato nei giorni scorsi, a sostenere la candidatura indipendente della ex-fascista Poli Bortone, costruendo un terzo polo da 10%. Tutti voi che, in caso contrario, finirebbero a sostegno del centrodestra.

Ma Bersani, convinto di dover andare a tutti i costi con l’Udc in Puglia, pedina decisiva nello scacchiere nazionale delle alleanze, è già passato al contrattacco: si alle primarie in Puglia ma no alle primarie in Calabria (già fissate per il 24 gennaio), per poter offrire la presidenza al deputato centrista Occhiuto che ha esordito dicendo che “molti politici, anche senza condanne definitive, sono coinvolti in inchieste e dovrebbero farsi da parte”. E poco importa che Totò Cuffaro, vicesegretario del suo partito, abbia festeggiato con i cannoli la condanna per favoreggiamento.

Intanto Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della Sinistra, ieri ha incontrato Bersani, informandolo che se il Pd appoggerà l’Udc la Federazione (6,72% alle Europee) è pronta a sostenere il candidato indipendente Pippo Callippo, vittima del racket, proposte anche dall’Idv come, parola di De Magistris, “la via della legalità”.
Assicurando che non sarà posto alcun vento su nomi o partiti, Ferrero ha chiesto a Bersani un impegno vincolante sui programmi, legato al “rifiuto delle privatizzazioni di acqua e sanità, alla salvaguardia del lavoro e dell’ambiente contro il nucleare”. Su questi temi la Federazione incontrerà oggi Emma Bonino, per ritrovare l’unità necessaria a battere la Polverini, mentre sempre più lontana è l’intesa in Campania dove il Pd non sembra pronto ad accogliere l’invito ad una “netta discontinuità”.

E se il Pd rinuncia, con Penati, all’Udc in Lombardia, escludendo però di confrontarsi con la sinistra che parla di “regalo a Berlusconi”, il contrario accade in Veneto con i democratici che cercano l’accordo con i centristi, tutt’ora in giunta a sostegno di Galan (PdL). L’Idv, fermamente contraria, ha minacciato la corsa solitaria a sostegno di Massimo Donadi.

Appare straordinaria, in ogni caso, la capacità del Partito Democratico, proprio nel momento in cui la maggioranza mostra segni di nervosismo e la crisi economica scalfisce, giorno dopo giorno, la fiducia dei lavoratori nel Governo, di imbrigliarsi in una concezione da “risiko” delle alleanze, finendo in un vortice senza scampo di accordi da elemosinare e contropartite da offrire, senza essere riuscito a mettere in campo una riga di programma alternativo alle destre.
Fatta eccezione, ovviamente, per la Bresso, che in Piemonte dice sì alla Tav ad ogni costo, e per Boccia che, tra un colloquio e l’altro, ha trovato il tempo di auspicare la privatizzazione dell’acquedotto. Salvo poi smentire. Ma quella è un’altra storia.

Mattia Nesti