Sergio Marchionne, fiat: in Italia criticato per la vicenda Termini Imerese, negli Stati Uniti elogiato

Continua a tenere banco sui media internazionali il comportamento di Sergio Marchionne, amministrato delegato del gruppo Fiat.

Se nel nostro paese non accennano a placarsi le polemiche sulla intransigenza più volte dichiarata da Sergio Marchionne a proposito del destino dello stabilimento siciliano di Termini Imerese, negli Stati Uniti il manager italiano sembrerebbe godere di una prospettiva differente. Recentemente è stato infatti il prestigioso Financial Times a dedicare un interno servizio a Sergio Marchionne. Il pezzo chiaramente non riguardava le decine di lavoratori siciliani che fiat sta sacrificando sull’altare di un tentativo di rilancio del settore automobilistico, ma le scelte generali e le carte a disposizione dell’amministratore delegato del gruppo Fiat.

Chiaramente trattandosi di una riflessione sulla strategia globali di Fiat, il riferimento è andato al modo attraverso il quale Sergio Marchionne avrebbe intenzione di gestire il brand Chrysler, nei mesi scorsi acquisito dal Lingotto e in questo modo salvato, grazie anche ai dollari dei contribuenti statunitensi, da un destino sicuro.
La domanda che il Financial Times si posto è abbastanza semplice: cosa intende fare Sergio Marchionne? Il prestigioso quotidiano economico riconosce le capacità e i meriti del manager italiano e proprio partendo da questi, delinea due distinte strade che l’alleanza Fiat-Chrysler potrebbe perseguire. La prima è essenzialmente di contenimento: risanare Chrysler, riportare il brand automobilistico in borsa e cercare di ripagare il debito verso l’amministrazione statale statunitense (e quindi versi i cittadini). La seconda strada avrebbe invece il carattere di una offensiva: far entrare Fiat-Chrysler nel novero dei maggior brand mondiali. Mentre in merito prima direttrice il Financial Times arriva addirittura a sbilanciarsi sostenendo che sicuramente Sergio Marchionne riuscirà nel suo obiettivo di consolidamento, per quanto riguarda la seconda opozione il giudizio è più freddo. Se Fiat avesse intenzione di entrare tra i protagonisti del mercato automobilistico mondiale, dovrebbe tener conto della sua situazione di marchio che in realtà è “un’accozzaglia” di brand privi, quindi, di una unica identità.

Il Financial Times insomma, porta un utile contributo, a comprendere paradossalmente anche il perchè dell’intransigenza di Fiat su Termini Imerese. Può piacere o meno, ma Fiat, anche in virtù dell’alleanza con Chrysler sta giocando una partita su un tavolo globale, probabilmente perchè ha capito che il settore automobilistco va verso una concentrazione in pochi grandi colossi. Guardando i fatti da questa prospettiva, è evidente che per Fiat, Termini Imerese non ha più alcun significato, ossia è una questione locale che riguarda un’azienda che oramai gioca su un tavolo globale.

Enzo Lecci