Fiat Termini Imerese: Sergio Marchionne e i sindacati parlano due lingue diverse

Continua ad essere vermente molto tesa la situazione attorno al destino dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. I sindacati sono infatti passati dalle parole ai fatti proclamando per mercoledì 3 febbraio uno scipero esteso a tutti i lavoratori egli stabilimenti italiani del Gruppo Fiat. Il tentativo è quello di riuscire a fare pressione su una amministrazione aziendale, giudata da Marchionne, che si è chiusa a riccio sulla linea dell’intransigenza.
Prima dello scioperò però il governo effettuerà l’ ennesimo tentativo mediatore. Per il giorno 29 gennaio il ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola ha infatti convocato le parti, azienda e sindacati, per cercare di sbloccare una situazione che ogni giorno che passa sta diventando sempre più drammatica.

Intanto a rispondere nuovamente agli appelli che dai sindacati e dal mondo politico vengono lanciati per cercare di sboccare la situazione Termini Imerese, è lo stesso Sergio Marchionne. L’amministratore delegato del Gruppo Fiat, ha ribadito dagli Stati Uniti che la partita su Termini Imerese è da considerarsi chiusa e l’azienda ex torinese ora multinazionale, cesserà la produzione di auto entro il 2012. Insomma la linea di sergio Marchionne non cambia. Il super manager italiano, che recentemente ha incassato la fiducia del Financial Times per il suo impegno nel rilancio di Chrysler, ripete da mesi gli stessi concetti sul destino di Termini Imerese. Recentemente Marchionne ha usato forse la parole più chiare dinanzi all’incalzare dei sindacati e del mondo politico che chiedevano a Fiat di riconsiderare il destino dello stabilimento siciliano. L’ad del Gruppo Fiat ha infatti dichiarato che Termini Imerese “non è uno stabilimento competitivo“.

L’impressione su Termini Imerese, se si tengono in considerazione le diverse parti, è che ognuno parli una lingua differente. Da un lato i sindacati giustamente preoccupati per il destino di tante famiglie siciliane, dall’altro lato un’azienda multinazionale che dinanzi ad evoluzione del settore auto (in globale crsi) in cui il grosso della torta sarà in mano a pochi grandi gruppi, ha deciso di giocare a tutto campo. Questo scenario lo ha prospettato con relativo dubbi sulla fattibilità, lo stesso Financial Times a proposito dell’alleanza Fiat-Chrysler. Ma in Italia se ne parla poco e si fa finta di non capire che a Fiat (dopo aver incassato per decenni benefici statali di tutti i tipi) della produzione italiana non interessa assolutamente nulla. Termini Imerese nelle strategie di Fiat è un problema locale di un’azienda che ha lo sguardo rivolto al mondo. O per meglio dire è costretta a rivolgere lo sguardo al mondo a causa delle stesse dinamiche di questo sistema economico assurdo che inizai a presentare il suo conto.

In mezzo a questa partita restano le sofferenze di una intera regione ancora una volta presa in giro. Da tutti.

Enzo Lecci