Termini Imerese: sciopero generale Fiat

Fiom Cgil, Uilm Uil, Fim Cisl, Fismic e Ugl hanno appena proclamato uno sciopero generale di 4 ore per tutti i lavoratori del gruppo Fiat, il prossimo 3 febbraio, come risposta alle politiche messe in campo,  negli ultimi giorni, dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne che ancora ieri, nonostante l’ennessima manifestazione che ha bloccato lo stabilimento, ha confermato l’intenzione di chiudere Termini Imerese.

Le 4 ore di mobilitazione sono frutto di un compromesso che ha permesso alle tre sigle principali di portare avanti una battaglia unitaria, dato che la Fiom chiedeva 8 ore di stop, mentre la Uilm solamente 2.
“Credo vada sottolineato – ha spiegato Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil – che lo sciopero che i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato unitariamente non riguarda solo gli stabilimenti auto, ma l’intero Gruppo Fiat, compresi anche veicoli industriali, macchine agricole e movimento terra, componentistica. Lo sciopero è stato quindi fissato per il 3 febbraio, perchè un’iniziativa di lotta di queste dimensioni va preparata con assemblee in tutti gli stabilimenti del Gruppo”.

Al centro della mobilitazione il destino di Termini Imerese ma anche quello di Pomigliano e, più in generale, del futuro di Fiat in Italia, dopo che più volte Marchionne ha palesato l’intenzione dell’azienda di continuare a ricercare nuovi profitti attraverso le delocalizzazioni.
Nell’intenzione dei sindacati, quindi, anche l’idea di rimettere al centro del dibattito politico, dopo che anche Berlusconi ha riconosciuto l’esistenza della crisi, la dignità del lavoro e l’elemento di utilità sociale che ogni impresa deve avere, a maggior ragione se, per decenni, si è mantenuta con i soldi dei cittadini.

Secondo le statistiche, riprese dalla rivista specialistica “Borsa Italiana”, solo Termini Imerese negli ultimi anni ha ricevuto 1 miliardo di euro di aiuti, in larga parte provenienti da fondi pubblici della Regione Sicilia e, soprattutto, dello Stato centrale.
“Per noi, – ha ricordato Rinaldini – lo stabilimento di Termini Imerese deve continuare a produrre autovetture. E’ la Fiat che deve farlo, in caso contrario, siano la Fiat e il governo a formulare una proposta alternativa”.

Il ministro Scajola, che in quanto a dichiarazioni ha appoggiato la richiesta di tenere aperto lo stabilimento siciliano, ha convocato per il 29 gennaio un tavolo di confronto con i sindacati e i vertici del Lingotto.
“Il governo – ha detto per il Partito Democratico il senatore Lumia – puo’ e deve fare tutto quello che e’ nelle sue possibilita’, facendo valere l’ingente quantita’ di risorse statali date fino ad oggi alla Fiat e finanziate con i soldi pubblici […] (Termini Imerese, ndr) e’ una realta’ sana e con grandi potenzialita’, vittima di un capitalismo deleterio”.

La Federazione della Sinistra, intanto, si prepara alla battaglia piemontese, patria di Fiat, dove domani, in consiglio regionale, sarà discussa la sua proposta di legge che chiede di “porre condizioni alle delocalizzazioni produttive vincolando, tramite “contratti di insediamento”, la concessione dei contributi pubblici alle imprese alla effettiva permanenza delle stesse sul territorio” poiché “le imprese che beneficiano di contributi pubblici oggi non hanno alcun tipo di vincolo”.
Il Partito Democratico locale, per voce del segretario regionale Morgando, ha definito la legge “bizzarra”.

Mattia Nesti