Euro rovina-famiglie: in 7 anni persi 9000 Euro per nucleo

Il 1° gennaio 2002 è una data che rimarrà impressa nelle menti di molti: in Italia il tanto atteso passaggio alla moneta unica è diventato realtà e tutti i cittadini hanno dovuto abbandonare le vecchie lire e affrontare la sfida non facile della nuova valuta.

All’inizio sembrava che il problema maggiore fosse quello di riuscire a convertire, aguzzando le abilità mentali e di calcolo, le nostre ben note monete negli ignoti centesimi, fatto questo indispensabile per potersi districare in una qualunque azione di compra-vendita. In molti si erano muniti di euroconvertitori e chi è davvero andato nel panico sono stati i più anziani, ovvero coloro i quali che meno facilmente si adattano ai cambiamenti, figurarsi quando sono così radicali.

Pian piano le difficoltà hanno iniziato ad essere superate, soprattutto perché la tecnica adottata da gran parte dei commercianti è stata quella dell’arrotondamento: “un modo per rendere ogni operazione più facile”, si diceva, il problema è che questi arrotondamenti sono avvenuti per eccesso. E se il passaggio del costo di un prodotto da 99,99 a 100 Euro (ovvero 0.001%) può essere accettato, il fatto che un pacco di caramelle da 1.500 lire, quindi 75 centesimi in un primo momento, sia potuto arrivare ad un Euro, quindi con un aumento del 25%, non può essere giustificato da esigenze di praticità.

Una volta intrapreso questo tipo di politica, si è infatti entrati in un vortice irreversibile fatto di aumenti vertiginosi che si sono scatenati in maniera incontrollabile e che, come prevedibile, hanno portato a conseguenze disastrose, prima tra tutte, un alleggerimento delle tasche di tutti gli italiani.

Le statistiche parlano chiaro e ci collocano su tassi di inflazione ben superiori alla media degli altri paesi dell’Euro: dal 2002 ogni famiglia italiana ha perso una cifra pari a 9000 euro, in virtù del cambio di moneta. Negli ultimi otto anni sono stati tenuti sotto osservazione 99 prodotti, di cui ben 87 hanno registrato aumenti maggiori rispetto all’inflazione media cumulata, pari al 19,36%. Il prodotto ad aver vinto il titolo di “Re del rincaro” è stato il cono gelato, con un aumento di prezzo pari al 290% e diventando così quasi un lusso da concedersi solo in occasioni speciali.

Peggio di noi nel vecchio continente sta messa solo la Spagna, con un inflazione pari al 42,3%, rispetto al nostro 32%, questo secondo la rilevazione di Adusbef-Federconsumatori per il periodo di tempo compreso tra il 2001 al 2009.

Insomma, è pur vero che adesso possiamo muoverci nell’Eurozona senza dover scontrarci con cambi monetari spesso svantaggiosi (la lira è stata storicamente più debole di monete come il marco o il franco), ma se questo trend dovesse confermarsi, saranno ben poche le famiglie a poter permettersi un viaggio all’estero!

Domenica Nolè