Nicholas Negroponte, una vita per la Rete, ovvero per la Pace.

Nicholas Negroponte, sconosciuto a molti, è uno che ci crede davvero. Alla comunicazione via internet, malattia del nostro tempo secondo alcuni, benedizione del Cielo secondo altri, Negroponte dedica il suo impegno lavorativo, e a quanto pare la sua vita stessa. Nel 1995 uscì il suo libro “Essere digitali”, che in tanti si impegnarono a ridicolizzare, per la mentalità “avveniristica” di cui si faceva portatore l’autore. Eppure, i cambiamenti di costume e usanze che anticipava e precorreva, ora sono sotto gli occhi concentrati di molti, e stupefatti di pochi, soprattutto fra i meno propensi a cedere alle usanze di comunicazione digitale e globale.

L’impegno di Negroponte non si limita però alla categoria avvantaggiata dei giovani d’oggi, caratterizzata dalla face book mania e dall’acquisto facile di portatili nuovi. Categoria a tal punto numerosa, che basterebbe alla fama ed alle prospettive  lavorative di un informatico, uomo d’affari  ed opinionista di successo, per portare avanti un giro d’affari di sicura solidità.

La comunicazione, e tutti i nuovi mezzi per renderla davvero globale ed alla portata di chiunque, parrebbe essere davvero lo scopo principale di vita di questo curioso uomo d’affari. Nicholas Negroponte, infatti, crea mille progetti per migliorare e diffondere la comunicazione di oggi, e volentieri si fa coinvolgere in quelli altrui. Con “One laptop for child” fornisce gratuitamente ai ragazzi dei paesi sottosviluppati dei computer raccolti in vario modo per il mondo. E’ attualmente impegnato come garante del Wall Street Journal e presidente del MediaLad di Boston. Per il mensile Wired è diventato testimonial della campagna per la candidatura di Internet al premio Nobel per la pace 2010.

In questi giorni Negroponte è a Roma per il Festival della scienza che si svolge all’Auditorium, dove oggi è stato in programma l’incontro sul futuro del Web, con Franco Bernabè, Paolo Ferri, Stefano Maruzzi, Luca Sofri e il direttore di Wired, Riccardo Luna.

Insomma, Negroponte, alla nuova piega presa dalle vie di comunicazione, sembra crederci con tutto se stesso. “Quello che ho visto con i miei occhi – dice, intervistato a Roma – è la crescita di consapevolezza e di cultura portata da Internet nei posti più sperduti del mondo, dove il problema peggiore non è la povertà ma l’isolamento. Internet è certamente uno strumento di pace, è un arma di istruzione di massa, sta diventando un arma di costruzione di massa“.

Interrogato sul parere di quanti ancora demonizzano la rete, dichiarandola pericolosa, il professore risponde serenamente: “Quando si dicono cose del genere ci si riferisce a due materie separate. La prima è che l’educazione è pericolosa e che va repressa, come accade non casualmente nei paesi in cui non vige la democrazia, una cosa che non dicono in molti, per fortuna.  La seconda materia è la libertà di parola. E’ vero che la realtà della Rete è confusa, caotica, e che ci sono molte cose che non vorremmo leggere o ascoltare, ma questa è una ricchezza, non un difetto. Internet è uno strumento, così come sono strumenti i telefoni cellulari, usati molto più facilmente dai terroristi o dai banditi. Nessuno però si sentirebbe di dire che i telefoni cellulari sono pericolosi e che le conversazioni che avvengono debbano essere in qualche modo limitate. Gli aspetti negativi della Rete? Non avere la Rete. E’ come parlare del lato oscuro dell’editoria, perché si pubblicano libri o giornali con contenuti orribili. E come pensare di rinunciare all’e-mail perché arrivano messaggi indesiderati”.

E sul fatto che internet abbia tra le sue potenzialità quella di poter contribuire alla pace, Negroponte è realista, ma sembra sicuro: “La Rete offre molti esempi di come le cose con il tempo cambino in meglio. Pensi alla Wikipedia, ad esempio, a come le voci venivano editate per creare commenti negativi, cosa che accade oggi sempre più raramente. Perché il punto di vista collettivo è migliore, propende verso il miglioramento. Detto questo è certamente vero che non si possa creare uno strumento che generi pace, ma va ricordato che le voci che provano a fomentare odio on line non hanno grande pubblico, non hanno una trasmissione broadcast, parlano da punto a punto, solo a chi vuole sentire, non colpiscono la maggioranza”.

Voce di popolo, insomma, voce di Dio, secondo il vecchio adagio come anche per l’opinione di un professore dalla vocazione avveniristica come Nicholas Negroponte. Dando tempo al tempo, in altre parole, l’evoluzione umana tenderebbe per talento naturale verso il proprio perfezionamento, e verso le vie  del più sano dei suoi possibili sviluppi. Proprio la diffusione massima di tutte le notizie ed opinioni, in conclusione, impedirebbe quella segretezza che così spesso nella storia ha aiutato e fomentato forme di violenza materiale e mentale dell’uomo sull’uomo. La costrizione di ogni cosa ad esser esposta “alla luce del sole”, in breve, ostacolerebbe la vigliaccheria che spesso accompagna il sopruso, nello sviluppo dei propri piani oscuri.

Sandra Korshenrich