Google vs Cina: si profila un negoziato?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:51

L’intricata vicenda che vede contrapposti il governo cinese e Google sta, forse, per passare in una fase con scontri meno accessi e più volta ad un accordo che possa soddisfare entrambe le parti.

Nei giorni scorsi Google aveva denunciato diversi attacchi hacker provenienti dalla Cina. Questa era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso di una situazione già difficile in cui Google si era vista costretta ad applicare varie forme di filtraggio di contenuti pur di poter operare in Cina. Il gruppo statunitense aveva risposto che avrebbe cercato di far rimuovere i controlli sui contenuti distribuiti via internet, segno che forse Google vedeva nei suddetti attacchi hacker l’ombra lunga del controllo di stato. O forse, semplicemente, Google ha cercato di ribaltare la situazione e di ottenere dei vantaggi dagli attacchi subiti.

Sta di fatto che, come già riportato da Newnotizie, la situazione stava diventando particolarmente tesa tra i due soggetti in questione.

Nelle ultime ore, però, il clima sembra essere più rilassato, tanto che il colosso americano, come riportato da Reuters Italia, avrebbe dichiarato di non avere intenzione di lasciare il Paese asiatico e di voler avviare dei colloqui con il governo cinese al fine di trovare un punto d’accordo che soddisfi entrambi i soggetti protagonisti delle vicenda.

La ragione che spinge Google a trovare un accordo con la Cina, prima di arrivare a decisioni drastiche come la chiusura di Google.cn, è almeno parzialmente di tipo economico. L’abbandono del suolo cinese costringerebbe, infatti, il gruppo americano a rinunciare ad una fetta di mercato enorme. D’altra parte la questione è ancora più importante nel momento in cui si considera che il filtraggio di informazioni imposto dal governo di Pechino impedisca agli internauti cinesi di venire a conoscenza, ad esempio, di tutte le informazioni relative ai fatti di Piazza Tiananmen o alla repressione in Tibet.

Forse, tra non molto, il governo cinese dovrà chinare il capo di fronte all’inarrestabile avanzata dell’informazione globale via web.

Valeria Panzeri