Adozioni Haiti: crolla una scuola, 100 bimbi dispersi. Ed intanto il mondo discute

bambina haiti

Nelle ore in cui maggiormente imperversano i dubbi su cosa sia meglio per i bambini  di Haiti rimasti orfani dopo il terremoto, arriva una notizia decisamente pesante, o forse è pesante solamente perchè ora ” la si sa”;   ma  tant’è, colpisce duro le coscienze di chi legge, e di chi scrive.

Nonostante la cifra stimata dei bimbi in difficoltà estreme presenti sull’isola,  che equivarrebbe ad un numero pari a circa 2 000 000, leggere del ritrovamento delle macerie di una scuola in cui potenzialmente avrebbero dovuto esserci 100 bambini è comunque difficile da accettare.

Numericamente questi 100 bimbi sono un niente rispetto alla catastrofe avvenuta, ma umanamente non si riesce proprio a restare indifferenti. Soprattutto in queste ore, nelle quali tutto il mondo sta decidendo come meglio operare per salvare il maggior numero di persone e di bambini in specifico attraverso le adozioni, reali o a distanza.

Ed è questo uno dei grandi temi attuali: domani in Italia si deciderà sostanzialmente cosa fare. La Cai, probabilmente già domani stesso o al più mercoledì comunicherà i risultati dell’incontro che dovrà dare una risposta a centinaia di famiglie italiane che si sono rese disponibili ad adottare un bimbo terremotato. Ciò appunto avverrà un po’ dovunque nel mondo.

Sul tema adozioni si scontrano due approcci decisamente radicali: Da una parte agenzie e associazioni, come ad esempio “Agire”, la “Fondazione Francesca Rava” e  “Save the children” , che sostengono la necessità dell’adozione a distanza per vari motivi: Primo fra tutti la difficoltà in questo momento di organizzare l’adozione, o anche l’affido temporaneo. I controlli che vanno fatti in questo senso, soprattutto per quanto riguarda il primo caso sono innumerevoli e si scontrano con  la necessità di ridurre il problema nell’immediato. In più i bimbi adottati o affidati, già stremati dal terremoto dall’essere rimasti senza cibo, acqua e soprattutto famiglia , dovrebbero subire un ulteriore e non indifferente trauma,venendo strappati dal mondo in cui hanno sempre vissuto, l’unico che conoscono. Di contro,  le famiglie adottanti, forse più emotivamente, ma se ne dovrebbe comunque discutere, chiedono a gran voce l’adozione reale; sono infatti unite, pur non conoscendosi, nel voler allontanare il più e il prima possibile le piccole vittime dall’apocalisse che hanno appena vissuto e dal mondo in cui hanno dovuto viverla; questo forse per cercare di toglier loro, in un futuro che sarà sicuramente lontano,una parte del ricordo che comunque porteranno sempre con loro.

Difficile capire chi abbia ragione, chi sia nel giusto; certo è che i 100 bambini dispersi, sperando che la maggior parte di loro rientri “solamente” in questa categoria, in una città, Leogane, in cui i primi soccorsi sono giunti solo oggi (18/01), quasi una settimana dopo il terremoto quindi, colpisce l’immaginario collettivo sulla questione adozioni ancor più duramente.

A.S.