Alì il chimico condannato a morte, la sentenza su Youtube

Quarta condanna a morte per Alì Hassan al-Majid, detto “il chimico”, questa volta per la strage di Halabija, dove il cugino di Saddam Hussain è stato ritenuto responsabile di aver dato l’ordine di usare gas tossico, una miscela di Tabun, Sarin e VX, per reprimere una rivolta in un villaggio curdo nel 1998, causando la morte di oltre 5000 persone.

Busho Ibrahim, vice ministo della giustizia irachena, ha reso noto che l’esecuzione di Alì al-Majid, che avverrà per impiccagione, sarà portata a termine a breve. “Riceveremo Alì il chimico dagli americani nei prossimi giorni e l’esecuzione avverrà poco dopo, commenta Ibrahim.

Camp Cropper, il centro di detenzione americano dove Majid era rinchiuso, doveva chiudere lo scorso 31 dicembre, secondo quanto stabilito dall’accordo tra il governo di Washington e quello di Baghdad. Come confermato da Ibrahim, il governo iracheno ha chiesto ed ottenuto l’estensione del programma di detenzione americano. “Abbiamo chiesto questa estensione perché non abbiamo abbastanza personale per gestire i prigionieri. Li stiamo ancora addestrando e abbiamo piani di ricevere i rimanenti, si spera entro marzo.”, conclude il viceministro.

Secondo Hussein Kamal, direttore del servizio di intelligence, il ritardo nel passaggio di consegne è causato dalla mancanza di spazio nelle prigioni irachene. “C’è stata una richiesta di estensione limitata che è stata garantita”, ha detto Kamal.

Tra i reclusi iracheni ancora detenuti a Camp Crupper, dentro la base americana Victory, c’è Tariq Aziz, il ministro degli esteri iracheno al tempo del governo Hussain, ma lui insieme ad altri prigionieri ritenuti troppo pericolosi per essere liberati, non verranno consegnati direttamente alle forze irachene, ma trasferiti a Camp Taji, una base militare a nord di Baghdad, che – al momento – contiene 29 detenuti iracheni.

Oltre ad Al-Majid, il tribunale ha condannato l’ex ministro della Difesa, Hachim Ahmed, e l’ex capo dei servizi segreti, Saber al Douri. Quindici anni di prigione per entrambi. Dieci anni, invece, per Farhan Mutlak al-Jubouri.

Alì il chimico, re di spade nel set di carte dei Most Wanted dal governo americano durante il conflitto iracheno, farà quella che, secondo molti, è la fine che merita. Molte persone intervistate per le strade di Baghdad hanno gioito per la notizia della sentenza.

Sebastiano Destri