Calcio, Juventus: le ultime ore di Ciro Ferrara?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:47

Contro il Napoli i tifosi si erano illusi: 3-0, bel gioco, belle geometrie e diversi giocatori ritrovati. Ma forse non avevano fatto i conti con un dato evidente: i partenopei, mercoledì scorso in coppa Italia, avevano utilizzato praticamente tutte le seconde linee. Le cosiddette riserve. E dunque il test non era per niente probatorio. Anzi. Dimostrazione ne è stata la trasferta di Verona. Se sei la Juventus, crisi o non crisi, devi portare a casa almeno il risultato. Perdere in casa contro il Chievo ci può anche stare. Ma non senza attributi. Non senza un minimo di gioco e, soprattutto, non senza mai tirare in porta o creare un occasione pericolosa. Per lo meno un azione degna di questo nome. E invece niente. Nisba. Niet. Lo hanno persino riconosciuti i giocatori a fine partita. Anche loro ormai ritengono questa situazione insostenibile (peccato che siano loro a scendere in campo e adecidere le sorti di un gara e a non metterci gli attributi, ndr). “Avanti di questo passo rischiamo di restare fuori dalla Champions. E non tiriamo mai in porta” ha detto Giorgio Chiellini. “Concedere qualcosa al Chievo ci sta, ma non è normale non riuscire mai ad impensierire gli avversari” ha replicato Gigi Buffon. Uno dei veterani di questo gruppo. Un gruppo che pochi giorni fa, alla vigilia della sfida di Tim Cup, s’è chiuso negli spogliatoi per guardarsi dritto negli occhi ed eliminare qualsiasi alibi. Ma sta di fatto che l’atteggiamento delle ultime gare non è per nulla da da Juve. Due vittorie soltanto nelle ultime sette giornate. Cinque sconfitte nelle ultime sette gare. In  pratica: 6 punti in 7 giornate in campionato, senza contare le sconfitte in Champions League. Totale: 7 sconfitte nelle ultime 10 partite. Una media da squadra di bassa classifica, che deve lottare per non retrocedere. Non da Juve. Una squadra allo sbando, una società allo sbando. Una dirigenza che non sa che pesci pigliare e che continua ad avere fiducia in un tecnico che sembra essere il problema principale. Comincia ad ammetterlo pure lui, da uomo di calcio, da persona intelligente qual’è. La settimana scorsa Ciro Ferrara, prima della fida contro Walter Mazzarri, aveva cominciato a seminare qualche dubbio: “E’ giusto che la società si guardi intorno a 360 gradi per cercare di risolvere un problema”. Ieri pomeriggio, dopo il k.o. allo stadio Bentegodi, aveva lanciato un chiaro s.o.s.: “Se il problema sono io è giusto che i dirigenti me lo dicano”. Ahia! Due indizi fanno una prova. E il terzo indizio? Quello della provsa schiacciante? Quel Guus Hiddink scovato tra le strade di Torino a mangiare in uno dei ristoranti più famosi della città e a fare shopping in centro città. Ora bisogna intervenire. Per forza. Altrimenti si mettono a rischio tre anni e mezzo di lavoro. Dalla retrocessione in serie B con Deschamps in poi, fino ai due anni di Ranieri che hanno comunque portato i bianconeri in Champions e l’anno successivo fino agli ottavi di finale contro il Chelsea. Un progetto che stava andando avanti spedito, tra alti e bassi, com’è logico che sia nel mondo del calcio e dello sport in generale. E proprio Claudio Ranieri, il grande ex, sarà il prossimo avversario della Signora. Quella Roma di cui ha preso le redini dopo l’esonero di Luciano Spalletti portandola dalle zone basse della classifica fino al terzo, meritatissimo posto, che gli garantirebbe un posto assicurato nella prossima Europa dalle grandi orecchie. Posto che da ieri sera la Juventus non occupa più, scavalcata anche dal Napoli. I giallorossi verranno a Torino sabato sera e all’Olimpico potrebbero trovare già qualcun altro sulla panchina della Juventus. O potrebbero dare il definitivo colpo di grazia a Ferrara, ammesso e non conesso che superi indenne questi primi giorni della settimana. Ieri Roberto Bettega ha ribadito la fiducia al tecnico, ma è una fiducia di facciata. Nelle prossime ore il futuro del tecnico è appeso ad un filo. Un filo sottilissimo. Questa Juventus sta rovinando tutto e il capro espiatorio, per forza di cose, dev’essere il tecnico, visto che i giocatori, quest’anno, sono stati comprati. E sono quelli giusti. Non è possibile che Diego e Felipe Melo siano diventati, di colpo, degli scarponi. E non è possibile che la stessa squadra che l’anno scorso conquistava la Champions, demoliva il Real Madrid e che finiva prima nel proprio girone di qualificazione, di punto in bianco sia diventata una squadra da retrocessione. Qualcosa non quadra. Anzi: non quadra quasi nulla. I giocatori sono gli stessi, più qualche rinoforzo di spessore. Quindi? Di chi può essere la colpa? Tirate voi le somme… Dispiace. Perchè Ciro Ferrara è un bravissimo uomo. Un generoso. Molto simpatico. Ha un passato glorioso da giocatore ed è stato il secondo di Marcello Lippi nella trionfale cavalcata di Berlino nel 2006. Ma questo non può bastare. Se la squadra non segue i tuoi diktat, inutile andare avanti. Se la squadra non capisce bene come stare in campo, perde fiducia e gioco, non ne vale più la pena. Da oggi in corso Galileo Ferraris ci sarà l’ennesimo serio confronto tra i vertici dirigenziali per valiare, di nuovo, le alternative. Da Guus Hiddink, che continua a costare uno sproposito, ai probabili traghettatori. Ci vorrà, ovviamente, anche il benestare di John Elkhann per dettare la linea, con chiarimenti sulla guida tecnica e soprattutto sugli investimenti futuri. Tutte le altre grandi si sono rinforzate: da Beckham a Toni, fino a Pandev. La Juventus, invece, ha ceduto Tiago, Molinaro e Ariaudo e ha ribattuto con il ritorno di Paolucci. Con tutto il rispetto per lui, attaccante dalle sicure prospettive future, non è proprio la stessa cosa rispetto ai nomi prima citati. Restano Ledesma e soprattutto Candreva sullo sfondo, su cui ieri il direttore sportivo Alessio Secco s’è sbilanciato. Il che vuol dire che i bianconeri stanno cercando di concentrare i propri sforzi proprio su di lui. Ma potrebbe non bastare. Come ha detto Ferrara: “Se il problema sono io, la dirigenza me lo deve dire”. E nelle prossime ore potrebbe essere accontetato.

Andrea Bonino

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