Haiti, Chavez contro gli usa: usano il terremoto come scusa per occupare haiti

Nel generale contesto di caos che sta vivendo l’isola di Haiti a seguito del catastrofico terremoto, iniziano ad inserirsi anche le prime vibranti polemiche politiche. L’oggetto della disputa riguarda il comportamento tenuto dall’amministrazione statunitense che nei giorni scorsi aveva deliberato l’incremento della forza militare a Haiti: nuovi sbarchi di truppe che dovrebbero portare il numero degli effettivi statunitensi a 10000 uomini. Secondo Jose Ruiz, portavoce del comando sud degli Stati Uniti, si tratterebbe di uomini da impegnare nelle operazioni di soccorso, anche se è lo stesso comandate delle operazioni ad Haiti, il generale Ken Keen a sottolineare alla Abc, che “la sicurezza è una componente critica”, riferendosi, si spera, alla situazione di caos in cui Haiti è sprofondata per la vera e propria offensiva delle tante gang dell’isola responsabili di molti atti di sciacallaggio.

In modo completamente diverso la pensa invece il presidente del Venezuela Chavez, attento ad esaminare le ripercussioni geopolitiche che il terremoto ad Haiti starebbe generando. Secondo Chavez i militari Usa sarebbero infatti armati di tutto punto e, in base alle informazioni in suo possesso, Chavez avrebbe affermato che “gli Usa stanno occupando Haiti senza darlo a vedere e i soldati americani non andrebbero in giro a recuperare morti o a cercare feriti”. Nella suo intervento alla tv venezuelana Chavez ha inoltre sottolineato che ad Haiti ci sarebbe bisogno di soccorsi, ospedali da capo, carburante e “non certo fucili”.

Parole pesanti che genereranno sicuramente un vespaio di polemiche. Per capire la posizione di Chavez non si può prescindere da alcuni elementi: il governo haitiano ha dichiarato nei giorni scorsi lo stato d’emergenza. Inoltre l’aeroporto di Haiti sarebbe sotto il controllo del Pentagono che avrebbe addirittura vietato lo sbarco di un aereo di Medici Senza Frontiere, carico di aiuti e costretto a dirottare nella vicina Repubblica Domenicana. Ma c’è dell’altro: Obama ha infatti nominato coordinatori per la campagna di raccolta fondi per la ricostruzione di Haiti Bill Clinton e George Bush.

In questo contesto va letto l’attacco duro di Chavez alle intenzioni nascoste che gli Usa avrebbero sull’Isola Caraibica. Inoltre bisognerebbe anche tenere in considerazione la partita geopolitica che da sempre si gioca in centro e sud america. Negli ultimi anni la zona è divenuta infatti lentamente sempre meno il “vecchio cortile di casa degli Stati Uniti”, che hanno perso numerose posizioni. Nello scacchiere geopolitico Haiti è sempre stata una semplice pedina. Ma la geopolitica è fatta anche di pedine e le posizioni dei governi (tutti) sono sempre ispirate alla realpolitik e mai alla solidarietà disinteressata.

Enzo Lecci