Haiti: parlano gli italiani rimpatriati che hanno vissuto l’inferno

Molti nostri connazionali si trovavano ad Haiti nel frangente in cui la terra ha tremato in maniera tanto devastante. La Farnesina, in questi giorni, si è attivata al fine di avere contatti con loro, assincerarsi delle condizioni di salute in cui versavano e, nella maggior parte dei casi, organizzare voli mirati a riaccogliere questi superstiti nella patria natìa.

Al momento risultano dispersi ancora sette italiani presso il territorio haitiano.
L’Ansa ha riportato alcune testimonianze, raccolte praticamente appena i sopravvissuti italiani sono scesi dall’aereo, al fine di poter, tramite i loro occhi e il loro vissuto, restituire ciò che realmente è accaduto in quei terribili momenti in cui tutto quel poco che c’era è andato miseramente distrutto: sbriciolato.

Matteo Menin, volontario delle Nazioni Unite racconta:
Sono tra i 60 che si sono salvati dal crollo dell’hotel Cristopher perché non eravamo nei piani alti. C’erano – spiega Menin – italiani che lavoravano dal terzo piano in su dell’hotel e può darsi che qualcuno sia rimasto sotto le macerie. Io – sospira– sono stato fortunato anche perché ho un ufficio con la porta sul cortile e, appena sentita la scossa, sono subito uscito“.

Menin parla al presente, dice ” io ho un ufficio a piano terra”, come se quel suo ufficio esistesse ancora.

E poi ci sono le parole di uomo di 87 anni, Francesco Nocera di origine partenopea, che ha vissuto ad Haiti per sessant’anni:
E’ tutto distrutto, la nostra casa lesionata e chissà se potremo abitarla di nuovo. Sono 60 anni – ricorda Nocera – che stavo ad Haiti, abbiamo un’attività commerciale nel campo dell’abbigliamento, ma ora è tutto distrutto e i miei figli mi consigliano di restare in Italia”.

Infine ecco le sensazione di una donna che lavora per l’ONU:
Sono confusa, ma felice di essere viva“. Ecco le prime parole di Cristina Iampieri “Il terremoto é stata una sensazione bruttissima, in un minuto è cambiato tutto e le scosse sono continuate anche successivamente tanto che sembrava di essere su una piattaforma galleggiante. Voglio ringraziare il governo italiano per tutto quello che ha fatto per noi. Al momento della scossa ero a casa, l’appartamento ha tenuto ma è inagibile, mentre l’ufficio è stato distrutto. Non so se torneremo ad Haiti, io lavoro per l’Onu e probabilmente torneremo lì ma ora la situazione è molto difficile“.

Valeria Panzeri