La mano occulta della politica a Napoli dietro i finti pazzi e ciechi pensionati: a chi va il maggior guadagno degli espedienti disperati?

Vedi Napoli, e poi muori. Alle mille acrobazie della mente degli abitanti della storica città, ha pensato forse chi ha inventato l’antico detto. Fino a poco tempo fa l’usanza diffusa era quella di fingersi ciechi per ottenere dallo stato le relative sovvenzioni, operazione che ha significato di recente la condanna agli arresti domiciliari per 53 persone quasi tutte imparentate tra loro. I poveri furbetti, infatti, sono stati poi visti alla guida di svariate auto, in fila in vari uffici con il giornale aperto sotto il naso, a giocare a pallone al campetto da calcio… insomma, quanto basta per arrivare ad un totale di 53 attività consumate da protagonisti della vita quotidiana che non avrebbero potuto esser in grado di svolgerle.

A tal punto arrivava la raffinatezza di metodi sviluppata dalla vera e propria organizzazione formatasi, che le persone in questione avevano addirittura presentato foto con pupille ritoccate, per avvalorare la loro cecità secondo quanto prevede la sintomatologia clinica vera. Venivano allegati, inoltre, alle domande, vari documenti amministrativi e medici falsificati.

In questi ultimi giorni, invece, le nuove curiose indagini del Napoletano vertono su un altro genere di finzione, spesso più serpeggiante fra gli occhi distratti della folla, perché riguardante una problematica più  vaga da definire, e clinicamente più complicata da diagnosticare riguardo a problemi spiccatamente fisici: la pazzia.

Sarà forse vero che chi è folle non lo dice mai, e neppure lo presume? Di sicuro, molti di coloro che dichiarano di esserlo, al giorno d’oggi non lo sono. Quasi tutte donne, coloro che si sono lasciate tentare dal brillante piano, e che ora rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danno dello Stato, contraffazione di pubblici sigilli e falsità materiale e ideologica in atti pubblici.

L’elemento di spicco che attira i sospetti sui presunti falsi matti, è ora il fatto che nella stessa zona dei finti ciechi si concentri un numero elevatissimo rispetto al resto della città, di casi di pazzia dichiarata. Possibile che abitino quasi tutti lì, quanti siano disposti ed anzi propensi a diventare pazzi patentati, ossia con tutti i crismi dell’ausilio dello Stato? La zona incriminata è quella di Pizzofalcone, storica collinetta così cara ai Beni Culturali per le influenze greche, spagnole, e di molte altre fiorenti civiltà antiche.

E qui casca, dunque, il tristemente noto asino. Gli assegni di invalidità percepiti dai malati
di mente sono oltre 400, tutti nella stessa zona. Inizia così un’altra indagine della saga del pool del pm Francesco Greco, saga anch’essa ben nota nei territori di Napoli e dintorni, ed ormai seguita in tutta Italia. Non sappiamo ancora come finirà l’episodio sui pazzi falsi, ma ad intuito potremmo azzardare che finirà nel solito modo.

E qui il colpo di scena che fra noialtri spettatori cittadini non si prevedeva ancora: che ci sia la mano della politica a manovrare le fila di certi intricati “giochetti”, che a quel punto non ci risulterebbero più neppure tanto simpatici? Che non sia solo la disperazione a mettere in moto i meccanismi di menti creative cresciute nel verde di lussureggianti paesaggi e fra rigogliose rovine di incalcolabile valore, che però non aiutano la vita pratica del fortunato abitante?

Ed ecco spuntare un nome, anzi per il momento solo un paio di iniziali: S.A., onesto cittadino della I Municipalità di Napoli, e dunque del centro storico, nonché consigliere nello stesso quartiere. Il signore (quasi) anonimo in questione è stato fermato nello scorso mese di dicembre, perché sospettato di essere a capo dell’organizzazione che gestirebbe il giro di affari dei finti ciechi, che dunque non sarebbero i soli a trarre giovamento dalle loro finte disgrazie, e tantomeno i soli colpevoli a dover pagare in termini di svilimento della dignità, e di sottrazione della propria libertà da parte dello Stato. Potrebbero essere, dunque, da tempo immemorabile costretti a pagare una fetta anche grande di quanto ricavato da espedienti così disperati (e dunque suggeriti dall’alto, e non dalla creatività di qualche singolare personaggio di un pittoresco quartiere fuori mano) ad altri, per la gestione della pratica e relative spese (di retribuzione per la collaborazione di altri ancora). E non c’è di che ridere.

Non bastassero tutte queste stranezze, eccone una nuova. Pochissimi giorni addietro, proprio il padre del politico in questione, fra gli altri atti con cui la famiglia pare essere solita attirare le attenzioni e gli ausili a vario titolo delle autorità, si è reso protagonista di una curiosa denuncia. Dichiara infatti, il genitore di S.A., di esser stato vittima di un misterioso sequestro-lampo, su cui ancora sono aperte le indagini riguardo a moventi, modalità, e soprattutto, guadagno del denunciante.

Sandra Korshenrich