Torino: primo trapianto di polmone senza trasfusione di sangue

E’ risaputo che in Italia la ricerca non sia molto sostenuta, nè dallo stato nè dalle aziende private, che difficilmente investono in questo senso. E’ risaputo anche che, proprio a causa di questo,molti buoni scienziati, o futuri tali, scappano dall’Italia, la cosiddetta “fuga dei cervelli” insomma. Ancor di più è noto che spesso le condizioni dei nostri ospedali non sono le migliori possibili, sia in fatto di igiene, sia in fatto di strutture e di tecnologie.

Tutto vero, ma altrettanto vero è che non sempre è così; Le equipe mediche italiane raggiungono spesso, in mezzo ai mille problemi che niente c’entrano con la medicina ai quali devono far fronte, livelli di eccellenza assoluta, paragonabili solamente alle migliori prestazioni di centri medici privati stranieri (U.S.A. soprattutto) dove il personale lavora in condizioni più che ottimali ed è, giustamente, strapagato.

Il Prof. Mauro Rinaldi, direttore di cardiochirurgia all’ospedale “Le Molinette” di Torino, ha eseguito in queste ore il primo trapianto di polmone senza trasfusione di sangue che sia mai stato realizzato in Italia. Nel  resto del mondo di casi di interventi analoghi se ne registrano pochissimi.

Il paziente è una donna calabrese  60enne, ma residente nel capoluogo piemontese, affetta da fibrosi polmonare, malattia che almeno nella metà dei casi porta alla morte entro quattro anni dalla sua comparsa. La donna era affetta da insufficienza respiratoria dal 2008. Il trapianto è avvenuto senza trasfusione di sangue nel pieno rispetto della religione alla quale la paziente appartiene, la donna è infatti una Testimone di Geova. Questi ultimi infatti spesso rifiutano il sangue altrui a causa di una frase scritta sulla Bibbia  che sostiene che noi uomini dobbiamo “astenerci dal sangue”. In realtà la “Torre di Guardia” , l’organo preposto alla guida dei Testimodi di Geova, non lo vieta espressamente o comunque da qualche tempo non sanziona chi si sottopone a trasfusione di determinate sostanze presenti nel sangue, ma molti rispettano comunque volontariamente questo credo.

La donatrice, è una ragazza di 29 anni deceduta per aneurisma celebrale all’ospedale di Novara. L’accidentale morte della ragazza ha sostanzialmente salvato la vita a un’altra donna. L’intervento è infatti riuscito in pieno e paziente è stata dimessa. Sarà comunque seguita nei prossimi mesi dal reparto di Pneumologia dell’ospedale torinese,diretto dal Prof. Sergio Baldi, a scopo puramente riabilitativo.

A.S.