Ucraina: Timoshenko e Ianukovich al ballottaggio. Archiviata la “rivoluzione arancione”

Viktor Ianukovich, candidato del Partito delle Regioni, formazione filo-russa sempre più vicina a posizione politiche legate allo statalismo dell’era comunista, ha vinto la prima tornata delle elezioni presidenziali in Ucraina, con il 35,76% dei voti.
Al ballottaggio, che si terrà fra due settimane, dovrà vedersela con Yulia Timoshenko, “la Tigre” della Rivoluzione Arancione di sei anni fa, che si è fermata 24, 72%.

Molto più indietro, addirittura quarto, il protagonista delle mobilitazioni di quei mesi, Viktor Juschenko, già Primo Ministro la cui popolarità era caduta a fronte dell’incapacità dimostrata nei mesi trascorsi al governo del Paese, che ha raccolta un misero 5,33%.

Al ballottaggio, che vedrà l’incognita di un’affluenza che potrebbe calare rispetto al 65% (percentuale molto alta) registrato ieri, Yanukovich potrà godere anche del supporto del Partito Comunista Ucraino, mentre gli altri sconfitti, a partire da Juschenko, dovrebbero appoggiare la Timoshenko.
Più incerto, invece, il destino dei voti (circa l‘11% dei consensi) che ieri ha raccolto Sergej Tighipko, il quale ha spiegato che “i miei elettori sono abbastanza intelligenti per decidere da soli”.

In ogni modo, al momento, l’unico elemento certo uscito da questa tornata elettorale è la fine definitiva della rivoluzione arancione, l’ennesima rivoluzione colorata finita nel nulla.
Nel 2004, quando un movimento popolare guidato da Juschenko e dagli apparati filo-occidentali interni ed esterni all’Ucraina, ribaltò il risultato, influenzato dai brogli, che avrebbe consegnato il Paese a Yanukovich, tutta la rete mediatica internazionale celebrà la “democratizzazione” del Paese, finalmente pronto a stringere innovativi rapporti con la NATO, con gli Usa, con il liberissimo mercato, con il benessere…

Oggi, a sei anni di distanza, Ianukovich è in vantaggio e la sua avversaria, la Timoshenko, ormai da tempo ha abbandonato le sponde filo-occidentali per riallacciare i rapporti con la Russia e con l’apparato di potere legato a Putin che, secondo molte indiscrezioni, l’avrebbe scelta come candidata ideale.
Il Partito Comunista Russo, all’opposizione del governo di Putin e seconda forza del Paese, ha invece detto, per bocca del segretario Ziuganov, di auspicare una vittoria di Yanukovich.