Venuto al mondo di Margaret Mazzantini.

Dopo il successo di Non ti Muovere, Margaret Mazzantini è tornata alla scrittura con Venuto al Mondo vincitore del Premio Campiello, un romanzo corale, trascinante con una trama coinvolgente che ti spinge a leggere le pagine tutte d’un fiato, con il magone in gola, la voglia di arrivare presto alla fine che racconta la storia di Sarajevo e del terribile assedio subito che si intreccia e affianca alla storia d’amore e di amicizia di tutti i personaggi.

Il racconto dell’assedio alla città è il racconto dell’assedio di ogni singolo personaggio incontrato tra le cinquecento pagine del libro. Gemma è una donna determinata e composta con un lavoro normale e una vita ordinaria, Diego è  magro troppo magro ed è fotografo di pozzanghere. Gojko è un poeta mancato bosniaco, commercia yo-yo, è l’amore mancato ed è lui che ai tempi delle Olimpiadi del 1984 portò Gemma verso quello che sarebbe stato l’amore della sua vita. Il libro racconta la storia di questo amore e di questa amicizia profonda, ma racconta anche la storia di una maternità cercata, afferrata per poi essere negata ed infine risarcita in un modo o nell’altro. Aska è la donna che suona la tromba che regalerà a Gemma la cosa più bella. E poi le tante persone che riempiono il romanzo anche  appena sfiorate che lasciano al lettore un mare di emozioni e sensazioni.

A distanza di molto tempo Gemma torna a Sarajevo dopo una telefonata di Gojko, lascia ancora una volta la sua vita agiata e parte verso quella città che l’ha segnata e che fa parte di lei, quella telefonata la catapulterà nel tempo dei dolorosi ricordi. Stavolta però va con Pietro suo figlio, oggi adolescente inquieto e in forte contrasto con la madre. Attraverso questo viaggio i lettori conosceranno la vita dei personaggi, i loro sogni e le loro speranze che si intrecciano con la storia di Sarajevo dal massimo splendore con le Olimpiadi dell’ ottantaquattro all’orrore della guerra degli anni novanta fino ai giorni nostri dove la città e le persone vivono con le cicatrici lasciate sui loro corpi e nei loro cuori dal conflitto. Perché le guerre sono tutte uguali cambiano i personaggi e le storie ma i segni che lasciano sono gli stessi, tutti difficili se non impossibili da dimenticare.

Margaret Mazzantini ha avuto la  capacità di raccontare la storia di uno degli assedi più terribili dei nostri tempi, ripescandolo dal dimenticatoio dei media e facendone un romanzo crudo dal ritmo serrato con particolari precisi della guerra, ma anche con momenti di straordinaria poesia e speranza. Ha donato dignità a quelle persone troppo colpite dalla violenza della storia che ne sono state colpite senza sapere perché, ha fatto ricordare tutti gli uomini e le donne che sfuggivano alle granate sorreggendo i propri figli mentre al di qua di tutto c’era un Occidente cieco e sordo e perso dietro, come troppo speso accade, il proprio benessere ed i propri interessi.

Alessandra Matera