Gli Stati Uniti invadono militarmente Haiti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:23

Una nota diffusa alle 15.21 di oggi, rimbalzata su tutti i principali organi di informazione, “Repubblica” online per prima, fa sapere che truppe Usa in assetto da combattimento, trasportate da alcune decine di elicotteri, hanno occupato il terreno circostante il Palazzo Presidenziale, distrutto dal terremoto, come “avanguardia del dispiegamento Usa nell’isola devastata dal sisma“.

Il Presidente Obama, infatti, aveva già fatto comunicato, nei giorni scorsi, l’intenzione di far pervenire sull’isola un contingente di diverse migliaia di militari.
E’, ovviamente, fuori discussione il fatto che ad Haiti sia indispensabile la presenza di un contingente militare capace di coordinare gli aiuti e di favorire la riorganizzazione della convivenza all’interno di un territorio in cui le istituzioni, già prima piuttosto evanescenti, sono sparite definitivamente.

A preoccupare, piuttosto, è la scelta unilaterale di Obama di intervenire senza alcun tipo di coordinamento con gli altri Paesi che pure sono presenti ad Haiti avendo inviato aiuti anche molto più consistenti.
Il tutto proprio quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per bocca del Segretario generale, chiedeva di costituire un contingente internazionale di caschi blu per migliorare la distribuzione degli aiuti e cominciare a pianificare, con la popolazione, la ricostruzione del Paese.

“L’Italia – aveva detto a questo proposito Flavio Lotti, della “Tavola della Pace” – deve rispondere immediatamente, mettendo a disposizione mille soldati e carabinieri italiani per il rafforzamento della polizia delle Nazioni Unite e del contingente dei caschi blu presente ad Haiti: lo deve fare subito e per tutto il tempo necessario”.

E’ impensabile, infatti, che, per motivi fin troppo facili da immaginare, gli Stati Uniti abbiano intenzione di occupare militarmente il territorio di Haiti, rispondendo all’emergenza del terremoto con un atteggiamento autoritario che vorrebbe imporre, dopo decenni di silente sfruttamento, il benessere a stelle strisce, estromettendo dalla ricostruzione il popolo haitiano, che non è fatto di soli saccheggiatori ma anche di quei quartieri, ignorati dai mass media, dove la solidarietà e l’autorganizzazione permette ai sopravvissuti di sopravvivere ancora.

Le prime ferme risposte all’atteggiamento di Obama arrivano proprio dal Sudamerica, dal Venezuela e da Cuba.
“Stanno occupando Haiti – ha detto Hugo Chavez – facendo finta di nulla […] Obama mandi medici, tende e medicine […] (il Venezuela) donerà ad Haiti tutto il combustibile di cui il Paese caraibico ha bisogno”.

“Noi cubani – ha aggiunto Fidel Castro in una nota – abbiamo compreso che la cosa più importante in questo momento era salvare vite […] prima di 24 ore i nostri medici avevano già soccorso cento pazienti […] Il nostro personale è disposto a cooperare e ad unire le sue forze con tutti […] Haiti si potrebbe trasformare in un esempio di ciò che l’umanità può fare per sé stessa. La possibilità ed i mezzi esistono, ma la volontà manca […] Un cambiamento climatico minaccia tutta l’umanità. Il terremoto di Porto Principe, appena tre settimane dopo, sta ricordando a tutti quanto ci siamo comportati da egoisti e autosufficienti a Copenaghen”.

Mattia Nesti

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