I bambini di Haiti: aggiornamenti sulla delicata questione degli affidi

La questione relativa ad affidi ed adozioni è particolarmente delicata. Innanzitutto, per completezza di informazione, pare necessario chiarirne le differenze. L’affido è un proveddimento temporaneo con il quale un minore viene accolto presso una famiglia o presso un soggetto singolo, nel caso in cui la famiglia non sia in grado di garantire al bambino il soddisfacimento dei suoi bisogni. Data la temporaneità della situazione la finalità del provvedimento è il rientro nella famiglia d’origine.
Ben diversa è l’adozione: il provvedimento, in questo caso, è definitivo; si instaura un rapporto legale padre-figlio e l’adottato non ha più un rapporto legalmente riconosciuto con la famiglia d’origine.

I recentissimi fatti di Haiti, ossia il terribile terremoto che ha investito la sua capitale, Port-au-Prince e le zone limitrofe, ha toccato la sensibilità della popolazione italiana. Sul web, ed in particolar modo sulle pagine di Newnotizie (ecco i link alle pagine dove decine e decine di persone hanno offerto il proprio aiuto: 1, 2, 3), hanno scritto molte persone desiderose di prendere in affido un piccolo haitiano. La questione presenta molte criticità riguardo alla temporaneità del provvedimento (da valutare l’effettiva utilità di una permanenza in Italia e di un rientro successivo nella terra d’origine, molto probabilmente traumatico) e alla disponibilità all’affido che potrebbe essere legata all’onda dell’emozione.
Non si vuole, in questa sede, effettuare un giudizio di merito. Ci si limiterà a fornire qualche ulteriore aggiornamento, giunto da voci “autorevoli” del campo.

Unicef e Save the children, organizzazioni umanitarie di portata internazionale, frenano molto su tale possibilità, riferendosi al fatto che sia rischioso e prematuro ipotizzare l’allontanamento dei bambini dalla propria terra. Il loro invito è quello di fare riferimento alle regole previste, finalizzate a proteggere il minore e a valutare con attenzione l’effettivo stato di abbandono.

L’Aibi (Amici dei Bambini) si muove invece per una soluzione differente, propositiva e più propensa al trasferimento dei piccoli. «Una delle idee che stiamo valutando è l’affido internazionale temporaneo», ossia la possibilità di «recuperare i bambini e portarli in Italia, sotto la garanzia di enti come il nostro, che si fanno carico della temporaneità dell’affido: un domani, risolta l’emergenze e rintracciati i parenti, il bambino dato in affido internazionale temporaneo tornerebbe ad Haiti». Un provvedimento simile a quello adottato in occasione del disastro di Chernobyl.

Valeria Panzeri