Il traffico dei rifiuti tossici in Lombardia e l’ombra dei beni confiscati tornati alle cosche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:33

Dieci arresti, 40 perquisizioni, sequestrate sette aziende , aree e impianti di stoccaggio rifiuti e decine di mezzi. L’ombra lunga delle cosche che sarebbero tornate in possesso di beni precedentemente confiscati grazie a società intestate a semplici prestanomi con l’ausilio di direttori di banca compiacenti. Questo lo scenario che emerge dopo un’operazione dei carabinieri del Gruppo tutela ambiente (Gta) con il sostegno dei carabinieri dei comandi provinciali di Varese, Monza, Milano e del secondo Elinucleo di Orio al Serio (Bergamo).

Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dal gip Nicoletta Guerrero, dopo la richiesta del pm di Busto Arsizio (Varese) Sabrina Ditaranto. Da quanto si apprende dall’ANSA gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e riciclaggio. A capo dell’organizzazione ci sarebbe un campano legato alla famiglia siciliana di Giuseppe Onorato, più volte arrestato in Lombardia per riciclaggio. Finiscono nel mirino del pm anche i vertici locali di alcuni istituti bancari compiacenti.
Secondo gli accertamenti dei carabinieri l’organizzazione avrebbe operato in un centro di Fagnano Olona (Varese), conosciuto come La Valle, adibito a ricovero mezzi, invece, di fatto, base operativa per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi. Nell’inchiesta sono coinvolti i membri della famiglia di Salvatore Accarino che avrebbe coordinata la gestione illecita dei rifiuti provenienti dalla bonifica della cartiera Fornaci di Fagnano Olona.
Salvatore Accarino fu condannato in primo grado nel 2008 a sei anni e sei mesi con la stessa accusa di traffico illecito di rifiuti pericolosi tramite la sua società Lombardia Servizi di Olgiate Olona. La condanna fu comminata all’epoca da Nicoletta Gandus su richiesta del pm Fabio Napoleone, il quale mosse l’accusa riguardo un traffico di rifiuti che si svolgeva tra la Campania, la Lombardia, l’Emilia romagna e la Puglia, destinazione finale delle balle di immondizia.
Salvato Accarino dirigeva il traffico dei rifiuti grazie alla creazione di diverse società intestate a prestanome, con le quali raccogliendo rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, in Lombardia dirigendoli in siti non autorizzati con altissimi guadagni.

Nonostante lo status di plutiprotestato Accarino avrebbe anche ricevuto sistematicamente favori da direttori e impiegati di banca di alcuni istituti di credito tra le province di Verbania, Milano e Varese. Gli alti guadagni ricavati dal traffico dei rifiuti sarebbero poi stati riciclati nell’acquisto di mezzi e attrezzatture da utilizzare all’interno delle società collegate all’organizzazione. Non finisce qui, perchè questo denaro derivante dal traffico illegale dei rifiuti sarebbe anche finito nelle tasche di alcuni prestanome mediante i quali sono stati riacquistati all’asta pubblica unità immobiliari precedentemente pignorate alla famiglia Accarino. Se i sequestri agli Accarino non sono giudicati confische di beni mafiosi, si allunga comunque l’ombra sulla facilità di riappropiarsi dei beni da parte delle cosche tramite semplici prestanomi. Il rischio appare altissimo e non lontano dalla realtà dopo l’approvazione dell’emendamento approvato alla legge finanziaria sulla messa all’asta dei beni confiscati alle cosche.
Luca Rinaldi

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