Schifani: Craxi pagò le colpe di tutti

“Gli anni trascorsi ci consentono un giudizio storico più sereno e obiettivo. A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica; per lui non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca”. E’ questo uno dei passaggi più importanti del discorso pronunciato oggi dal presidente del Senato, Renato Schifani, in occasione della cerimonia commemorativa dedicata al leader socialista, in corso alla Biblioteca del Senato di Roma.

“Craxi era un uomo che sapeva decidere – ha anche detto Schifani – e con il suo governo, eccezionale già per la sua durata: dal 1983 al 1987, seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi. Ruppe le gabbie del consociativismo. Il famoso decreto di S. Valentino del 14 febbraio 1984 – ha ricordato Schifani – apre la via a una vera politica dei redditi e ricondusse il ruolo del sindacato nella sfera sua propria”.

Non solo. “Craxi – ha continuato la seconda carica dello Stato –  per la sua cultura non concepiva la politica al di fuori dei partiti e, pur avendo più di ogni altro compreso le fragilità e la necessità di una riforma del sistema, ad esso rimase fino all’ultimo fedele“. E cita, poi, il famoso intervento del leader socialista alla Camera  nel lugio del 1992.

 ” Fu un forte richiamo – ha detto Schifani – alla responsabilità collettiva di tutti gli attori del sistema politico di allora di fronte alla crisi morale, istituzionale ed economica che toccava in quei giorni il suo momento più alto. Una crisi – ha precisato il presidente del Senato – legata anche a fenomeni diffusi di corruzione della vita pubblica e che, come si vide negli anni seguenti, chiuse l’esperienza della Repubblica dei partiti, segnandone la fine”.

In base a tutte queste valutazioni, ha concluso Schifani nel decennale dalla morte di Bettino Craxi: “Ritengo che gli anni trascorsi ci consentano di esprimere oggi un giudizio storico più sereno e obiettivo che quei momenti drammatici ormai lontani non consentirono di dare”.

Maria Saporito