Adozioni in Italia: gioie e burocrazia in un programma televisivo che farà discutere

Un nuovo programma televisivo, del genere reality, sarà sicuramente destinato ad almentare vivaci polemiche.

Dall’11 febbraio infatti su La 7 verrà trasmesso Mamma ho perso l’aereo, reality dedicato alla questione adozioni in Italia. Proprio in questi giorni, a seguito delle note vicende relative al terremoto ad Haiti, la questione adozioni e affidamenti è tornata a ricoprire un’importanza centrale sopratutto per le tante famiglie che da anni sono costrette a misurarsi con la burocrazia e i suoi tira e molla.

Proprio alle sequele burocratiche che una coppia incontra durante le varie fasi previste per poter poi giungere poi all’adozione, sarà dedicato il reality ideato da La 7. Mamma ho perso l’aereo infatti sarà incentrato su tutto il percorso che una coppia deve affrontare per poter adottare un bimbo. L’elemento portante di questo reality, sarà quindi la continua tensione tra i sentimenti e il freddo iter pervisto per una adozione.

Sotto i riflettori di questo programma finiranno sei coppie che hanno scelto di ricorrere all’adozione internazionale. Le telecamere seguiranno così il difficile cammino per adottare altrettanti sei bambini provenienti da Ucraina, Brasile, Vietnam, Perù e Filippine. Queste sei storie diverse che documentano come avvengono le adozioni internazionali, saranno seguite dalle telecamere da quando le coppie adottive vengono informate sull’identità del bambino, fino al momento in cui il bambino adottato entrerà effettivamente nella sua nuova famiglia. Un lungo iter infatti sepera questi due momenti. Un iter che sarà integralmente ripreso dalle telecamere che in questo modo documenteranno le gioie della coppia, le delusioni, i lunghi colloqui e i continui accertamenti da parte delle autorità.

La polemica riguarda proprio il “grande fratello” delle telecamere. I volti infatti dei bambini in corso di adozione saranno pubblici, e il grande occhio andrà a riprendere anche i momenti più difficili, come ad esempio l’inserimento.

Gli ideatori del reality si difendono sottolineando che la loro iniziativa va letta come un documentario sui meccanismi di scontro tra sentimento e burocrazia in un processo di adozione. Intanto sul web è frattura tra chi sostiene che questo programma sia una spettacolarizzazione di una esperienza difficile come quella dell’adozione e chi invece approva il programma vedendo in esso un buon strumento per sollevare il velo delle enormi difficoltà necessarie per una adozione internazionale.

Enzo Lecci