Bettino Craxi: ancora polemiche fra Napolitano e l’Italia dei Valori

Non si placa la polemica fra il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e gli esponenti dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, scatenata dalla lettera che il Presidente della Repubblica ha inviato due giorni fa alla vedova Craxi, riconoscendo “l’impronta indelebile” dal leader socialista nella storia del nostro Paese e il fatto che egli “pagò con durezza senza uguali”.

Dopo le dichiarazioni di Di Pietro, che aveva denunciato la “commemorazione di un ladro”, ieri Massimo Donadi, parlamentare IdV, aveva inviato una lettera a Napolitano, spiegando che la lettera “lascia intendere che anche le responsabilita’ penali accertate di Craxi furono frutto di ‘un clima che porto’ a far pagare a Craxi un prezzo piu’ alto”, evocando “possibili ingiustizie, nei limiti in cui gli fu negato ‘un processo equo’, come stabilirebbe una sentenza della Corte di Giustizia Europea”.
“Mi pare – aveva aggiunto Donadi – che si rischi, ancora una volta, di avallare l’idea che la giustizia che vale per i cittadini comuni non debba essere la stessa che vale per i potenti […] una china davvero pericolosa”.

Pronta la replica del Presidente della Repubblica che, in una lettera di risposta resa pubblica oggi, ha preso atto del “totale dissenso da Donadi liberamente espresso”, senza rinunciare, tuttavia, a precisare il passaggio citato dal deputato dell’IdV a proposito della sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo a proposito del processo su Craxi.

“Lei – ha scritto Napolitano – non ha evidentemente letto la sentenza a cui mi riferisco, che sul punto da me indicato cosi’ recita: ‘Non e’ possibile ritenere che il ricorrente abbia beneficiato di un’occasione adeguata e sufficiente per contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della sua condanna”.
Ad onor del vero, la sentenza cui si fa riferimento (liberamente consultabile sul sito web del ministero della Giustizia), del 5 dicembre 2002, riguardante il ricorso n. 34896/97, presentato da Bettino Craxi e portato a termine, successivamente, dai figli Stefana e Bobo, in merito ad una presunta violazione dei diritti dell’uomo da parte dell’Italia contro il leader del Psi, si conclude riconoscendo la presenza di una “violazione” e che tale constatazione “che figura nella presente sentenza fornisce di per sé un’equa soddisfazione sufficiente sia per il danno morale che materiale subìto dal ricorrente”.

Anche in questo caso, come ultimamente purtroppo spesso succede quando si parla di giustizia e di politica, si è così finiti a discutere dei cavilli legali legati alle carte processuali, senza riuscire ad esprimere un’approfondita, ma non per questo meno severa, analisi dell’operato politico di Craxi.
“Bettino Craxi – ha aggiunto Claudio Grassi, a nome della Federazione della Sinistra, che già ieri si era espressa contro le parole di Napolitano – ha utilizzato denaro pubblico per finanziare il suo partito, ha perseguito il progetto di Licio Gelli, ha attaccato frontalmente i lavoratori. Che oggi si valorizzino le azioni di Craxi e si critichi l’operato di Berlinguer (che non a caso Craxi contestò sempre), è indicativo della regressione non solo politica, ma anche culturale e morale del nostro Paese”.