Fiducia nella politica: crolla il Partito Democratico di Bersani

Secondo un sondaggio di “Ipr – Marketing“, commissionato da “Repubblica online”, basato su un campione di 1000 cittadini ed effettuato lo scorso 18 gennaio, il 50% degli italiani hanno “poca o nessuna” fiducia in Berlusconi come Presidente del Consiglio, a fronte del 48% che ne dichiara “abbastanza o molta”.
Il divario si allarga, con il 56% di cittadini delusi, quando la domanda si estende a tutto il Governo Berlusconi nel suo insieme.

La fiducia degli italiani nel Popolo delle Libertà cala, rispetto allo scorso 19 dicembre, dal 48% al 46%, mentre rimane invariato il dato dell’Udc di Pierferdinando Casini (40%) e della Lega Nord (31%).
Cresce di un punto l’Italia dei Valori di Di Pietro (dal 35% al 36%), ma è il Partito Democratico a registrare il crollo più sensibile, passando dal 41% di dicembre, record nell’ultimo anno, al 37%, perdendo ben quattro punti percentuali.
E’ la prima volta, dunque, da quando Pierluigi Bersani è divenuto segretario del partito con le primarie celebrate lo scorso 25 ottobre, che la fiducia nei democratici torna a calare. Inoltre, nell’ultimo anno, mai era stato registrato un crollo così sostanzioso.

Un campanello d’allarme che assume un peso ancora maggiore in vista delle elezioni regionali del prossimo marzo e che, senza dubbio, metterà non poca agitazione addosso a Bersani e, in particolare, a Massimo D’Alema il quale, negli ultimi mesi, è stato il vero stratega che ha cercato di condurre il partito a costruire le alleanze migliori; alleanze che,quasi sempre, prevedevano il tentativo di stringere patti con l’Udc, ad ogni costo.

In attesa di conoscere l’esito della telenovela pugliese (domenica si celebreranno le tanto invocate primarie), nonché delle vare diatribe della Calabria, del Veneto, della Campania e dell’Umbria, il gruppo dirigente del PD dovrà, quindi, fare i conti anche con la sfiducia palesata da una parte importante del suo popolo, forse stanco di un partito di opposizione incapace di dettare l’agenda politica del Paese e, soprattutto, incapace di superare la stagione del “maanchismo“, ancora troppo legato agli interessi di quei poteri che, meglio di chiunque altro, già i vari Casini, Binetti e Calearo tentano di rappresentare.

Mattia Nesti