Polanski: legali dicono no a estradizione

Roman Polanski non può essere estradato, né incarcerato negli Stati Uniti. Lo sostengono i suoi legali, secondo i quali il loro assistito ha già scontato la sua pena e non dovrebbe essere condannato a un ulteriore periodo in carcere per lo stupro di una tredicenne nel 1977 negli Usa. Il regista si oppone all’estradizione sulla base del fatto che il trattato Usa-Svizzera in materia riguarda reati condannati con sentenze definitive o pene di almeno sei mesi. A settembre Polanski era stato arrestato con un mandato di cattura internazionale e sottoposto agli arresti domiciliari a Gstaad, in Svizzera.

Il 22 gennaio la Corte superiore di Los Angeles dovrà decidere sulla richiesta della difesa di far giudicare Polanski in contumacia. Nei documenti presentati al tribunale in vista dell’udienza, i legali affermano che il regista non merita ulteriori punizioni, perché ha ottemperato alle prescrizioni del magistrato dopo aver accettato di dichiararsi colpevole di sesso illegale con una ragazza di tredici anni.
Polanski aveva trascorso 42 giorni in una prigione della California nel 1977 e, per evitare di finire di nuovo in carcere, aveva concordato con il procuratore di sottoporsi a un trattamento psichiatrico. Ma nel 1978 il regista era fuggito dagli USA alla vigilia del processo, ritenendo che il giudice, Laurence Rittenband, volesse respingere l’accordo con l’accusa e condannarlo a una pesante pena detentiva.

Maria Elena Tanca