Puglia: Vendola, il “fuoco amico” e la tattica di Massimo D’Alema

La politica, si sa, è fatta di ideali ma anche di tattica. Il primo aspetto tende a prevalere quando le elezioni sono lontane. La tattica invece diventa centrale quando la campagna elettrorale inizia a prospettarsi all’orizzonte. Le elezioni regionali pugliesi e il cosiddetto “caso Vendola” sono un esempio concreto delle due anime di cui si compone la politica: gli ideali e l’attinenza al reale. Generalmente una buona strategia politica è quella che sintetizza queste due componenti. Il caso pugliese è invece l’esempio migliore di ciò che avviene, politicamente parlando, quando “tattica” e “ideali” proprio non riescono ad andare daccordo.

Sull’onda della diffusione delle indiscrezioni relative all’iscrizione del governatore Nichi Vendola nel registro degli indagati, per la vicenda del professore Gaincalo Logroscino, è stata emblematica la reazione di Massimo D’Alema. Lo stratega della trama delle alleanze in Puglia, ha infatti espresso la sua solidarietà a Nichi Vendola, parlando di “personale convinzione dell’assoluta correttezza dei comportamenti di Nichi Vendola”. Una solidarietà che non cambia la convinzione politica espessa da Massimo D’Alema durante un comizio a Taranto in sostegno del candidato alle primarie Francesco Boccia, secondo la quale “Vendola rischia di diventare il capo di un’alleanza che poi perde le elezioni, il che sarebbe disastroso per la Puglia, per tutti noi, in modo particolare per lui”. Insomma, tatticamente parlando, se Nichi Vendola vincesse le primarie il rischio concreto sarebbe la sconfitta del centro sinistra alle successive elezioni regionali pugliesi. Se la dichirazione di Massimo D’Alema sull’ “inopportunità” di un’affermazione alle primarie di Nichi Vendola, viene poi messa in relazione alle parole dello stesso governatore in merito al “fuoco amico” di cui sarebbe rimasto vittima nella vicenda Logroscino, emerge, al di là degli attestati di stima, un quadro abbastanza chiaro: il Pd è convinto di potersela giocare con il Pdl solo se Vendola si facesse da parte e rendesse attuabile l’alleanza tra Pd, componente D’Alema, UdC e Italia dei Valori. Una visione strategica che giudica “sconfitta in partenza” la carica ideale che Vendola ha messo in campo per vincere le elezioni.

Serpeggia quindi il sospetto, come riferisce L’Opinione di oggi, che certi settori del Pd intendano strumentalizzare la vicenda di cui è rimasto vittima Nichi Vendola, in nome della tattica. Ma Vendola non è disposto ad incassare. Nella sua lettera video ai pugliesi, è stato lo stesso Vendola infatti a dire: “capisco che siamo nella settimana delle primarie”, parlando in successivi commenti di “fuoco amico”, quasi a voler lanciare un segnale: Nichi Vendola non è solo ideali ma sa usare, anche lui, strategia. La partita è quindi tutta aperta.

Enzo Lecci