Alfano: “No a leggi punitive. La Magistratura sia sottomessa al Parlamento”

Alfano discute a Montecitorio sullo stato della giustizia in Italia

Il Guardasigilli Angelino Alfano, ha concluso stamane, nell’aula di Montecitorio, la sua relazione sullo stato della giustizia in Italia. Dopo l’approvazione di ieri al Senato del ddl sul processo breve si continua quindi a discutere di giustizia,  e oggi il ministro ha approfondito la questione per quanto riguarda i rapporti tra politica e magistratura. “Non abbiamo intenzione di fare regolamenti punitivi o che rendano negletta la giustizia. Crediamo nell’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, che sono soggetti solo alla legge, ma alla legge sì, e la legge la fa il Parlamento”.

Alfano ha poi fatto notare che la magistratura si deve subordinare al potere legislativo del parlamento e dichiara che “i magistrati devono applicare la legge – ha spiegato il Guardasigilli – perché soggetti non al governo né al ministro, ma alle leggi del Parlamento, che esprime la sovranità popolare, la stessa in nome della quale i giudici emettono le sentenze. Non ci sono sovranità maggiori o minori”.

Stiamo assistendo ad una vera e propria rottura dell’equilibrio tra legislativo e giudiziario. Il Parlamento, che sta  attuare la sua riforma in nome della “sovranità popolare”, che sta sempre nella bocca dei membri del governo e della maggioranza, ha in realtà trovato il modo per permettere al premier di non esser giudicato con inserimento nel disegno di legge della transitorietà della norma.

Il Guadasigilli ha poi considerato indispensabile procedere non solo per legge ordinaria ma anche per legge costituzionale e quindi di ”procedere alla riscrittura di alcune fondamentali e strategiche norme costituzionali che, ferma l’indipendenza e autonomia della magistratura, attribuiscano al giudice il ruolo centrale nell’esercizio della giurisdizione e garantiscano ad un separato ordine dell’accusa piena autonomia nell’esercizio dell’azione penale nonché nello svolgimento delle indagini sulle notizie di reato che ad esso pervengano”.

Alfano ha anche parlato di  processo civile: “Vogliamo abbattere in mille giorni, ossia in 3 anni, gli oltre 5 milioni di processi civili pendenti“. Ha poi annunciato in Senato un provvedimento per lo smaltimento dell’arretrato civile da presentare in “tempi brevi” al Consiglio dei ministri.

”L’approvazione del processo breve al Senato è un giorno felice per mafiosi e criminali, che ancora stanno brindando”. Questa è stata le reazione del capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. ”E’ una pagina nera per la giustizia italiana – prosegue  Donadi – perché questa norma massacra lo Stato di Diritto per salvare Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha dato ennesima prova di irresponsabilità perché pur di salvare sè stesso realizza di fatto un indulto strisciante che lascera’ in liberta’ migliaia e migliaia di delinquenti”.

Daniele Vacca