Barack Obama: popolarità al 54%, ma riforma sanitaria a rischio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

Esattamente un anno fa, dopo essersi insediato alla casa bianca il 20 gennaio, Barack Obama trascorreva il suo primo giorno da Presidente degli Stati Uniti.
Oggi, dopo 365 giorni di caute soddisfazioni e di delusioni, soprattutto a livello internazionale, legate alla mancanza di una vera discontinuità, in politica estera, con l’operato di Bush, Obama gode ancora del consenso della maggioranza degli americani; secondo un sondaggio condotto dalla “Public Strategies Inc”, infatti, il 54% degli intervistati approva l’operato del Presidente, anche se cala la fiducia riposta nel Governo e, soprattutto, nel Partito Democratico.

Un piccolo segnale di incoraggiamento, dopo la pesante sconfitta in Massachusetts, dove il repubblicano Scott Brown ha ottenuto il seggio in Senato che, per 40 anni, era stato un feudo dei democratici e dei Kennedy.
Una sconfitta locale che, come anticipato già nei giorni scorsi, avrà importanti ripercussioni sulla politica nazionale di Obama che, perdendo un seggio al Senato, si trova a dover, ancora una volta, rivalutare i progetti politici legati all’approvazione della riforma sanitaria, ormai divenuta una bandiera simbolo della legislatura, su cui il Presidente si gioca la sua credibilità di uomo del cambiamento.

Prima del voto era stato ipotizzato che, in caso di sconfitta, i democratici potessero far votare alla Camera lo stesso identico testo approvato dal Senato, evitando così di dover ripassare sotto le forche caudine della camera minore; il Partito Democratico, infatti, ha perso la maggioranza di 60 senatori che poneva la riforma sanitaria al riparo dai rischi di ostruzionismo da parte dell’opposizione.
Lo stesso Obama, intervistato subito dopo la comunicazione dei risultati definitivi del voto in Massachusetts, ha spiegato che non intraprenderà una simile scorciatoia, già bollata come un’inammissibile irregolarità dai repubblicani, e di essere pronto ad accettare un ulteriore ammorbidimento della riforma, già profondamente stravolta rispetto al testo originale, pur di portare a casa qualche risultato tangibile.

Con la battaglia sulla sanità che si avvia verso un sostanziale “pareggio”, il Presidente ha scelto di investire sulle riforme della finanza, annunciando nuove norme restrittiva per le banche e per Wall Street.
Obama, conscio probabilmente del rischio che il sistema economico possa tornare a produrre “bolle finanziarie” potenzialmente letali per il Paese, vuole infatti evitare che alcune banche possano di nuovo crescere fino a raggiungere lo stato di “to big to fail”, ovvero sia “troppo grandi per fallire” senza causa un disastroso effetto domino su tutti gli altri settori dell’economia, come successo due anni fa con la bancarotta di Lehman Brothers.

Proprio l’esistenza di tali colossi del credito, infatti, ha costretto tutti i paesi colpiti dalla crisi, e in particolare gli Stati Uniti, ha investire enormi somme di denaro pubblico nel salvataggio delle banche.
Soldi che, spesso, sono finiti in una sorta di buco nero, dato che i Governi non hanno ottenuto in cambio nessuna garanzia sul futuro “modus operandi” della finanza.

Mattia Nesti

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