“Corona non perdona” e adesso è l’ora delle rivincite

E adesso che l’inchiesta di Potenza ha fatto un buco nell’acqua, Fabrizio Corona vuole essere risarcito anche solo moralmente. Una parola grossa per uno che di morale conosce ben poco, ma la giustizia è vero deve valere per tutti e quindi è lui stesso a dire che molto presto arriverà il tempo delle rivincite. Dopo essere stato prosciolto a Potenza nell’ambito dell’inchiesta di Vallettopoli, il ‘fotogafo dei vip’ si sfoga a ‘Mattino Cinque’: “In Italia manca una legge: la legge della responsabilità oggettiva del magistrato quando esso stesso sbaglia”. “Le mie parole e tutte le battaglie che ho combattuto fino ad adesso non sono state battaglie perse. Da ieri comincia una mia piccola rivincita perché è stata fatta la prima giustizia. Rivivo in questo momento una sensazione di adrenalina, di rivincita, come se fossi tornato a vivere: non mi interessa quello che ho fatto, i film, i soldi, le linee di abbigliamento, adesso per me è un momento felice e sono sicuro che mi prenderò tante rivincite e aiuterò le persone giuste che credono nella legge a far rispettare i miei diritti e a far si che le mie battaglie non siano valse a niente”.

“Oggi sono tranquillo perché devo stare tranquillo, ma vi assicuro che nei prossimi giorni non sarò assolutamente tranquillo: combatterò e dirò la mia più forte di quello che ho fatto precedentemente”, aggiunge Corona che poi, a proposito dei suo attuali rapporti con i pm Henry Woodcock e Frank Di Maio, dice: “Quello che più mi dispiace è che in Italia manca una legge: la legge della responsabilità oggettiva del magistrato quando esso stesso sbaglia; oggi mi sembra banale fare i soliti insulti anche perché la rabbia non c’è più, però una persona che fa delle indagini per avere visibilità spendendo tantissimi soldi, e poi l’inchiesta finisce in niente, è ingiusto che continui a fare il suo lavoro e gli si permetta di continuare a fare delle inchieste”.

“Come pagano le persone che vanno in carcere, devono pagare, ovviamente non con il carcere, le persone che sbagliano le inchieste, perché se io sono finito in carcere e ho fatto 150 giorni di detenzione, quei 150 giorni potrebbero avermi cambiato la vita per sempre e nessuno può più darmeli indietro. Oggi – prosegue Corona – apriamo un capitolo del quale dovremo parlare per molto tempo; io non riesco ad accettare neanche adesso che sono passati 3 anni dall’inizio delle indagini, perché il pm Woodcock nella sua inchiesta e nelle sue intercettazioni aveva le stesse cose che hanno adesso gli inquirenti, però le ha lasciate stare. Questa non è legge. Io non sono uno stupido, sono uno di cuore, di testa, ma molto sanguigno: con il pm Frank Di Maio mi sono attaccato molte volte, ci siamo insultati, l’ho rimproverato in aula di tribunale, ma quando sono uscito dal carcere ho ringraziato subito il pm Frank Di Maio perché era l’unico che si era studiato l’inchiesta”.

Corona smentisce poi di essersi presentato spontaneamente alla procura di Milano: “Io non mi sono mai presentato spontaneamente in Procura a Milano – sostiene – io non sono uno che si presenta perché deve accusare, io ho sempre aspettato. Le mie accuse le ho fatte davanti alle televisioni e nelle aule dei tribunali, ma non sono quello che va dal magistrato, perché ho dei codici di pensiero e di rispetto di come ci si comporta nella vita che derivano dalle vecchie concezioni delle famiglie di una volta. Quindi non mi sono presentato spontaneamente, ma sono stato chiamato e, quindi, sono dovuto andare”.

“Io non voglio giustificazioni e pago quello che devo pagare. Fino al momento del mio arresto io ero un ragazzo normale che faceva una vita normale, che poteva aver commesso qualche piccolo reatuccio che può essere una dichiarazione dei redditi o una piccola evasione fiscale che in Italia penso faccia l’85% della popolazione, ma fino a quel momento ero vergine. Sono uscito dal carcere ed è successo di tutto, dalla pistola, ai soldi falsi alla corruzione a pubblico ufficiale. Io sono entrato in carcere che avevo una famiglia, una moglie, un figlio, una società, una casa, una macchina e sono uscito – lamenta Corona – che non avevo più la famiglia, il figlio, la società, la macchina, i soldi e ho dovuto ricominciare da zero”.

“Purtroppo, la mia vita non è stata facile, ho fatto tantissimi errori che voglio pagare. Io mi sono fatto 90 giorni di carcere: oggi sono stato condannato a 3 anni e 8 mesi e sono disposto a farmi questi 3 anni e 8 mesi di carcere, ma con me se li devono fare tante altre persone. E se queste persone se lo fanno, io non ricorrerò neanche in appello”. Afferma ancora Corona che torna, infine, sul suo intervento telefonico in diretta durante una puntata di ‘Pomeriggio Cinque’, con toni accesi e parole pesanti. “Io chiedo scusa innanzitutto a te (Claudio Brachino, ndr) per i toni con cui l’ho detto, però se mi sento accusare in diretta nel programma ‘Domenica Cinque’ e poi in studio la conduttrice dice di dissociarsi completamente da ciò che la giornalista (Beatrice Barattolo, giornalista del Secolo XIX, ndr) dice, ma, nello stesso tempo, le fa dire tutte queste cose senza portare delle prove legali, delle denuncie o delle intercettazioni, io ho perso la testa. Inoltre, tutto quello che è stato detto dalla giornalista non è assolutamente vero. Chiedo scusa a te per i rapporti che ho con te e con voi, ma le scuse a Barbara (d’Urso, ndr) io non le faccio, lei sa il perché. Io ho la mia idea, lei si è comportata male e io le scuse a chi si comporta male non le faccio”, conclude Corona.

Manuela Vegezio