Musica: cresce il mercato del digitale, ma il settore è in recessione dal 2004

Qualcuno ha abbassato il volume: si, quello delle vendite di dischi musicali,i cd insomma. Precisamente nel 2009 la gente nel mondo ha comprato meno dischi per un buon 10%, ma il problema è fondamentalmente molto più grave in quanto è dal 2004, quindi da piùdi 5 anni che il settore è in piena recessione; il calo medio è stato, tenendo come base appunto il 2004, del 30%, un’enormità.

Chi è questo qualcuno?  fattori molteplici sicuramente hanno influito; certo è che il continuo aumento dei prezzi d’acquisto di un cd musicale è stata sicuramente una barriera pesante per quanto riguarda il fatto di aumentare le performance del mercato. Pagare 40 euro un cd non è cosa che tutti possono permettersi,indipendentemente che questo cd sia doppio,triplo o quadruplo che dir si voglia. A poco servono iniziative come quelle pubblicizzate su vari canali televisivi ( e relativi store), volte a recuperare parte del fatturato perso; ci si riferisce ad esempio alle raccolte di 10-15 cd di un autore specifico, o di un genere musicale anche. Niente da dire sulla qualità di tali prodotti, fatto sta che il loro prezzo varia solitamente tra gli 80 e i 100 euro; anche quì il discorso non cambia. Un singolo cd contenuto in quelle raccolte è difficilissimo da trovare e se lo si trova costa 40 euro ( circa) ,altrimenti per averlo bisogna acquistare “in blocco” sborsando una cifra doppia, come minimo. Il succo è che la gente normale non ha tutti questi soldi, o perlomeno non li ha per colmare l’offerta presente sul mercato, che è decisamente troppo ampia. Il fatto che spesso, queste raccolte coincidano con feste come il Natale, o  talvolta S.Valentino, non risulta una trovata così efficace da far decidere tutte le persone che servirebbero ad investire culturalmente in quel senso. A poco sembra sia valsa anche la trovato di inserire dei dvd video all’interno degli album musicali; in sè l’idea è interessante, ma il prezzo in ogni caso cresce e questo allontana i consumatori.

Un altro danno consistente viene dalla pirateria, mercato nel quale in Italia, ma non solo, la malavita organizzata sguazza felice. Le false produzioni, i cd copiati ( così è anche per i dvd), sono un vero e proprio settore economico altamente organizzato,a volte addirittura meglio di quello ufficiale, che spreca invece ingenti quantità di denaro per produrre merce che nessuno o quasi compra.

A suonare una melodia un pochino più allegra ci pensa il web. Il mercato digitale infatti cresce del 12% raggiungendo un fatturato (mondiale) di ben 4.2 mld di dollari. seppur in calo, come livello di crescita, rispetto a 2008 e 2007, un quarto del fatturato della vendita di musica attualmente proviene da internet (fonte ifpi). 

Gioie e dolori vanno comunque, come sempre, di pari passo. Il calo delle vendite dei tradizionali cd si è verificato anche a causa dei programmi di “file sharing“, che permettono di connettere persone da tutto il mondo; in questo modo ognuno potenzialmente può avere la canzone ( le canzoni) che vuole, in poco tempo e quasi gratuitamente ,se si esclude il costo dell’abbonamento as internet. In tempo reale tra l’altro si può sentire spesso un’anteprima del brano in download e se non piace interrompere l’operazione. Questo oltre che far risparmiare una grande quantità di soldi permette anche di avere solo dischi “ultra-selezionati“, una vera e propria bacheca musicale, pur magari senza delle luccicanti copertine.

In ogni caso il mercato digitale che rimane all’interno della legalità,è variamente complesso. i due fenomeni di maggior rilevanza sembrano essere lo sviluppo, fervente, di etichette digitali, e i cosiddetti web-store.Per quanto riguarda il primo fenomeno, potenzialmente chiunque è in grado di aprirsi un’etichetta e produrre musica. Sicuramente ci vuole la testa, altrettanto sicuramente bisogna saper fare musica, ma soddisfando queste due condizioni, non vi sono ulteriori impedimenti sostanziali. Una volta creata l’etichetta digitale si vendono direttamente on-line le proprie produzioni, quasi a costo zero.

Pe ciò che concerne i web store invece, il più famoso in assoluto è quello della apple “i tunes”, che per esser più precisi è qualcosa di molto più vasto di un “semplice web-store; c’è dietro infatti una strategia di marketing e conseguente merchandising assolutamente degna di nota. E’ infatti un programma distribuito freeware con negozio virtuale integrato.

 Anche altre aziende come la Sony hanno un loro negozio virtuale, e le stesse radio usano I-tunes per vendere i dischi che trasmettono, o produzioni proprie, introvabili nel resto della rete ( in Italia è il caso ad esempio di Radio 105 o Radio dj).

In ogni caso, la battaglia con il mercato “tradizionale” è del tutto impari; a favore del web giocano, almeno, la maggiore velocità, l’abbattimento dei costi, maggior scelta, maggior selezione e maggiori potenzialità. I dischi “reali” invece sono schiacciati dai costi di produzione, dall’impossibilità per gli artisti di piazzare 15 canzoni, tutte belle magari, in un album che va prodotto in 6 mesi, o anche meno, per rispettare i tempi di consegna imposti dalle case discografiche, o dagli sponsor.

A.S.